Domenica, 26 Giugno 2022

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XX SECOLO. L’INVENZIONE PIÙ BELLA, la rassegna promossa da CSC – Cineteca Nazionale con il sostegno del Ministero della Cultura e in collaborazione con Circuito Cinema, in programma al cinema Quattro Fontane di Roma fino al 29 giugno, chiude domenica la settimana dedicata a Mitchell Leisen e continua con un omaggio al CINEMA NOIR che durerà sei settimane, da lunedì 16 maggio a domenica 19 giugno. 

La prima settimana – lunedì 16 maggio, martedì 17 maggio, mercoledì 18 maggio e domenica 22 maggio – prevede tributi a Henry Hathaway, Fritz Lang, Joseph Lewis, John Juston e Howard Hawks. 

Cinema Noir

La grande stagione del noir hollywoodiano coincise con l’immediato dopoguerra, quando il cinema per forza di cose aveva perso l’innocenza, l’astrazione e la gratuità che avevano imperversato sugli schermi con il New Deal. Le commedie di Lubitsch e Capra, i cheek to cheek di Fred Astaire e Ginger Rogers, l’anarchia dei fratelli Marx e Carole Lombard, le stravaganze di Betty Grable, Carmen Miranda o Busby Berkeley fecero largo a un cinema realistico che raccontava l’America al mondo in un modo che doveva apparire più adulto.

Tra i grandi generi il noir è probabilmente il più difficile da definire. Un musical è tale perché ci sono canzoni e coreografie. Il western ha una collocazione geografica precisa (a ovest di Chicago) e un eroe vestito da cowboy. La definizione dell’horror è nella parola stessa horror. La commedia fa ridere (non sempre succede, ma l’intenzione è quella). Ma come definire un noir? Non bastano personaggi ricorrenti o punti fermi narrativi per delimitarne l’area e nemmeno uno stile visivo o formale come l’uso di luci, ombre e penombre. L’elemento del crimine è fondamentale eppure i film di Hitchcock (Notorious, Intrigo internazionale) non sono mai classificati come tali. Più spesso che no, il paesaggio noir è metropolitano, ma molti classici sono ambientati in cittadine di provincia, in posti sperduti o semplicemente on the road. La presenza di un detective e di una femme fatale serve a restringere il campo, ma poi arriva Giungla d’asfalto dove non ci sono né l’uno né l’altra. Neanche l’uso del bianco e nero traccia una linea di confine: il noir va avanti negli anni ’70 e ’80, quando il cinema è a colori.

È anche difficile datare l’inizio del noir. A volte, erroneamente, si fa risalire il noir al 1940 con Lo sconosciuto del terzo piano, piccolo film di serie B con Peter Lorre protagonista oppure al 1941 con Il mistero del falco di John Huston. (Quello di Huston è un remake di un Mistero del falco girato nel 1931 da Roy Del Ruth e rifatto poi nel 1936 da William Dieterle). I grandi noir degli anni ’40 e ’50 hanno un debito notevole con i film di gangster del passato: dal muto Le notti di Chicago ai primissimi anni ’30 con Piccolo Cesare, Nemico pubblico, Le vie della città, Scarface – capolavori incentrati sull’impero del crimine costituitosi con l’avvento del proibizionismo. Alcuni storici lo fanno risalire a un certo tipo di letteratura pulp degli anni ’30 (i romanzi di Dashiell Hammett e James Cain soprattutto). Ma significa ignorare l’influenza europea: ricordiamo tre classici di Jean Renoir come La notte dell’incrocio (1932), La cagna (1931) e L’angelo del male (1938); questi ultimi due rifatti poi a Hollywood, entrambi da Fritz Lang, come Strada scarlatta e La belva umana, due capisaldi. E a proposito di Fritz Lang, come dimenticare Il dottor Mabuse (1922) e M (1931) che precedono anche i capolavori di Renoir?

La parola stessa, noir, è francese e fu un francese, il critico Nino Frank, che nel 1946 se ne servì la prima volta per definire quello che stava accadendo nel cinema americano. Il termine è stato adottato dagli addetti ai lavori e critici statunitensi molto più tardi: quando venivano girati, i vari Doppio gioco, Il grande sonno o Le catene della colpa, erano definiti a casa loro “melodramas” o “crime dramas”.

C’è un sentimento però che ricorre dal muto agli anni ’80, dalla Germania e la Francia all’America. Un sentimento ineluttabile di tragedia che accompagna qualsiasi noir degno di questo nome. Un’inquietante sensazione che qualcosa di terribile sta per accadere sullo schermo, che non c’è via di uscita, che si fanno largo crudeltà, cinismo e avidità. Sappiamo che prima o poi un delitto verrà commesso e le vite dei personaggi saranno segnate per sempre dal dolore e dalla morte.

La Cineteca Nazionale presenta una prima tranche di noir americani per introdurre o rifare amicizia con quegli autori e attori che hanno nutrito l’immaginario mondiale negli anni del dopoguerra con quell’atmosfera buia e inquietante, quelle luci di taglio, e soprattutto quel mondo notturno popolato da criminali che parlano in slang, donne perdute, sbirri incalliti, sadici, masochisti, alcolisti, talpe, ricattatori e vermi d’ogni genere.

IL PROGRAMMA

Lunedì 16 maggio

18.30 – Il bacio della morte (Kiss of Death), regia di H. Hathaway, 1947

Arrestato durante una rapina, un criminale di piccolo taglio rifiuta di collaborare con la polizia e va in prigione. Tre anni dopo, la morte della moglie gli fa cambiare idea e decide di parlare. Diretto dal veterano Henry Hathaway che aveva dato grande prova di sé nel genere con Il prigioniero e scritto da Hecht e Lederer, il film introduce uno dei più pericolosi psicopatici dello schermo, interpretato da Richard Widmark al suo debutto. Una sequenza in particolare è tra le più celebrate della storia del cinema.

20.30 – Il grande caldo (The Big Heat), regia di F. Lang, 1953

Glenn Ford è un poliziotto integerrimo che indaga sul suicidio di un collega. Man mano che va avanti nell’inchiesta scopre che c’è una potente organizzazione criminale all’origine. Ne Il grande caldo, tra i più sconvolgenti film americani di Lang, ritroviamo temi cari al regista come la violenza, la colpa e la solitudine. L’eroe rimane isolato e l’unica persona che va in suo soccorso è una donna di facili costumi vittima di circostanze tragiche. Va segnalata la performance indimenticabile di Gloria Grahame che sembra nata per il cinema del grande maestro.

Martedì 17 maggio

18.30 – Il grande caldo (replica)

20.30 – La sanguinaria (Gun Crazy), regia di J. Lewis, 1950

Vagamente ispirato alla storia vera di Bonnie Parker e Clyde Barrow, La sanguinaria racconta la storia d’amore e crimine tra due giovani: Bart, ragazzo con la passione per le pistole e Annie, tiratrice professionista in un luna park. I due si sposano e iniziano a rapinare banche. Un crescendo di violenza e disperazione dove è centrale il rapporto tra sesso e crimine. Diretto magistralmente da Joseph Lewis, regista confinato alla serie B che con La sanguinaria firma il suo capolavoro.

Mercoledì 18 maggio

18.30 – La sanguinaria (replica)

20.30 – Giungla d’asfalto (The Asphalt Jungle), regia di J. Huston, 1950

In una città non meglio identificata un genio della rapina viene rilasciato dal carcere dopo una sentenza di sette anni. Decide subito di mettere a segno un nuovo colpo con l’aiuto di un finanziatore, uno scassinatore di casseforti, un autista e un picchiatore. Quello che Jean-Pierre Melville definiva il miglior film di rapina mai fatto, trascende il noir e diventa un film morale. Girato in parte in alcune località del Kentucky e dell’Ohio, Giungla d’asfalto ha un’atmosfera particolarmente realistica. È forse questo il capolavoro di John Huston.

Domenica 22 maggio

11.00 – Il grande sonno (The Big Sleep), regia di H. Hawks, 1946

Dal romanzo di Raymond Chandler, il film ha per protagonista il detective più famoso della storia del cinema, Philip Marlowe, che investiga su una serie di omicidi. Lo scioglimento della trama è quasi incomprensibile, anche dopo ripetute visioni. Negli anni ’90 il film fu rimontato in una versione alternativa per renderlo vagamente più accessibile. In ogni caso quello che sembra più interessare il regista Howard Hawks è la storia d’amore tra Marlowe e la bella Vivienne, e i dialoghi tra Humphrey Bogart e Lauren Bacall sembrano scritti per una commedia sofisticata. Fa da cornice un’atmosfera di corruzione e vizio, droga, alcool e perversioni sessuali. Un capolavoro.

Ricordiamo che domenica 15 maggio alle ore 11.00, si chiude la settimana dedicata a Claudette Colbert con la proiezione di Arrivederci in Francia (Arise My Love), regia di M. Leisen, 1940. 

XX SECOLO. L’INVENZIONE PIÙ BELLA

150 capolavori del cinema tornano sul grande schermo

fino al 29 giugno 2022 - Cinema Quattro Fontane

Via delle Quattro Fontane, 23 00184 Roma

Biglietti e abbonamenti:

Ingresso singolo: 5 euro 

Carnet 10 ingressi: 35 euro*

Carnet 20 ingressi: 60 euro*

*L'abbonamento dà diritto a un massimo di due ingressi per ciascuna proiezione

Roma, Cinema Quattro Fontane

Da lunedì 16 maggio a domenica 22 maggio

omaggio al Cinema Noir 

Fonte: Ufficio Stampa Babel Agency

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Il portale EZ Rome e' una testata giornalistica di carattere generalista registrata al tribunale di Roma - Numero 389/2008
Direttore responsabile: Raffaella Roani - ISSN: 2036-783X

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