- Cosa: Messa in scena dello spettacolo teatrale Pinocchia, adolescente di legno.
- Dove e Quando: Teatro Elsa Morante a Roma, sabato 30 maggio alle ore 20.
- Perché: Una provocatoria rilettura al femminile del classico di Collodi per esplorare le complessità dell’adolescenza e l’importanza dell’inclusione sociale.
Il palcoscenico romano si prepara ad accogliere una prima assoluta che promette di scuotere le coscienze e rinnovare profondamente uno dei miti letterari più amati di sempre. Il 30 maggio, il Teatro Elsa Morante apre le sue porte a un evento teatrale dal forte impatto sociale ed emotivo. Al centro della scena troviamo Pinocchia, adolescente di legno, un saggio spettacolo che sfida le convenzioni e propone una narrazione alternativa della celebre fiaba. La regia di Roberto Gandini, su testi scritti a quattro mani con Roberto Scarpetti, guida il pubblico in un viaggio inedito alla scoperta delle fragilità giovanili. L’ingresso è libero, rappresentando un invito esteso a tutta la cittadinanza per partecipare a una serata all’insegna dell’arte e dell’integrazione collettiva.
La Rilettura al Femminile del Classico
Nell’anno in cui si celebra il bicentenario dalla nascita di Carlo Collodi, la drammaturgia si pone un interrogativo affascinante e audace: cosa sarebbe successo se dal celebre ciocco di legno fosse nata una burattina anziché un burattino?. Questa inversione di genere non è un mero esercizio di stile, ma il motore propulsore di un’intera indagine sull’essere giovani e irrequieti oggi. Il personaggio principale, da sempre considerato l’emblema del “diverso” per antonomasia, diventa così la lente di ingrandimento attraverso cui osservare e comprendere le tempeste tipiche della crescita. Il passaggio dal maschile al femminile amplifica le sfumature emotive, rendendo la ribellione adolescenziale ancora più ricca di contrasti e di sfaccettature psicologiche.
La protagonista vive sulla propria pelle, e nel proprio corpo di legno, le tempeste ormonali e sociali della sua età, rifiutandosi categoricamente di andare a scuola e respingendo l’idea di dover lavorare. Spinta dal desiderio universale di scappare e di godersi la libertà in compagnia degli amici, Pinocchia fugge verso l’amore che crede di trovare in Lucignolo. Questa scelta, tuttavia, la trascina verso esperienze oscure che finiscono per abbrutirla, trasformandola inesorabilmente in un’asina. È solo attraverso questo doloroso percorso di sofferenza che riuscirà ad acquisire la tanto agognata identità, pur scoprendo a sue spese che la ricerca di sé stessi è una trama complessa, ricca di sequel e priva di un rassicurante e definitivo “vissero felici e contenti”.
Il Teatro come Strumento di Indagine Giovanile
L’opera teatrale si configura come una profonda e autentica indagine sull’identità giovanile contemporanea, affrontando temi scomodi con coraggio. La burattina, descritta come “umana troppo umana” nonostante la sua natura lignea, incarna il dramma di chi cerca disperatamente un posto nel mondo. Vuole a tutti i costi essere come gli “altri”, ma si scontra costantemente con il dilemma di chi siano realmente questi “altri” a cui conformarsi. I suoi unici veri simili sembrano essere i burattini, che l’accolgono con calore e affetto sincero, ma questo amore per i “diversi”, per quanto puro, non è sufficiente a placare la sua sete di normalità ed esplorazione autonoma.
A dare corpo e voce a queste complesse dinamiche interiori è un eccezionale e variegato cast composto da 19 attrici e attori, con e senza disabilità. La forza del progetto risiede nel processo creativo stesso, descritto dal regista Roberto Gandini come uno spazio vitale di ricerca, dove lo spettacolo prende forma progressivamente attraverso prove, ipotesi, scarti e una continua elaborazione condivisa. In questo ambiente stimolante, ogni interprete porta un contributo essenziale, svelando aspetti inediti della narrazione. La musica dal vivo, curata da Federico Pappalardo, accompagna magistralmente l’esibizione, mentre gli elementi di scena di Tiziano Juno incorniciano perfettamente questa potente trasposizione. Tra le figure chiave dietro le quinte spiccano Davide Marinacci come assistente alla regia e Irene Falaschi per la mediazione inclusiva.
Il Ruolo del Laboratorio Piero Gabrielli
La produzione dello spettacolo vanta il prestigioso marchio della Fondazione Teatro di Roma – Teatro Nazionale in sinergia con il Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli. Quest’ultimo rappresenta oggi una delle realtà più consolidate e riconosciute in Italia per quanto concerne il teatro sociale e l’inclusione scolastica, celebrando fieramente il suo trentunesimo anno di ininterrotta attività. Profondamente radicato nei quartieri periferici e nelle scuole della capitale, il Laboratorio è divenuto negli anni un punto di riferimento imprescindibile per il lavoro pedagogico con le persone fragili e con disabilità. L’inclusione non è trattata come un concetto astratto, ma come una prassi quotidiana e trasformativa.
Il palcoscenico vede recitare fianco a fianco ragazzi che sono cresciuti all’interno del Laboratorio, arricchendosi reciprocamente di esperienze umane e di affinate tecniche interpretative, accanto a interessanti nuove leve (new entry). Questo approccio ha permesso di promuovere con successo l’integrazione sociale, elevando il progetto a un inestimabile patrimonio didattico a disposizione di insegnanti e studenti. Oltre alle performance sul palco, l’ente si distingue per il coordinamento pedagogico, affidato ad Anna Leo, e per l’organizzazione di iniziative e percorsi formativi rivolti alla cittadinanza, ai docenti e agli artisti.
Info utili
- Costo: Ingresso libero
- Data e Orario: Sabato 30 maggio, ore 20
- Luogo: Teatro Elsa Morante
- Indirizzo: Piazzale Elsa Morante – Roma
