- Cosa: Lo spettacolo teatrale Guerre, tratto dall’opera di Louis-Ferdinand Céline.
- Dove e Quando: All’Ar.Ma Teatro di Roma, dal 17 al 19 aprile.
- Perché: Una riduzione viscerale e cruda curata da Ivan Festa per esplorare i conflitti visibili e interiori dell’uomo.
Il panorama teatrale romano si arricchisce di un appuntamento di profonda intensità intellettuale e drammaturgica. Dal 17 al 19 aprile, l’Ar.Ma Teatro ospita Guerre, un’opera che porta in scena l’universo tormentato di Louis-Ferdinand Céline. Lo spettacolo, che vede Ivan Festa impegnato nella triplice veste di autore della riduzione, regista e interprete, rappresenta una sfida artistica non comune: dare corpo e voce a uno dei testi più crudi e controversi del Novecento francese, ritrovato solo in tempi recenti.
Il progetto nasce da un rapporto “viscerale” tra Festa e l’autore francese, un legame che si è consolidato attraverso la lettura delle pagine di Nord e si è concretizzato nel desiderio di rappresentare la fragilità umana. Sul palco, l’attore si presenta “solo, intero”, una scelta filologica precisa per servire l’opera del dottor Destouches (vero nome di Céline), che scelse di vivere ai margini del silenzio, protetto solo dai suoi libri e dai suoi animali. Guerre diventa così un’epifania dell’orrore, un tentativo di svelare gli aspetti tragici e contraddittori di un’esistenza segnata dal trauma bellico.
La lingua di Céline: uno stile asciutto e umoristico
La messa in scena di Ivan Festa rispetta fedelmente lo stile di Céline: crudo, asciutto, secco, eppure intriso di un peculiare umorismo letterario. Ogni parola nel testo ha una funzione specifica, volta a celebrare la capacità di osservare l’uomo nella sua miseria e nelle sue debolezze. Lo spettacolo esplora la condizione di chi si ritrova “nudo e fragile” di fronte alla complessità dell’esistere, proprio come l’autore che, dopo aver servito in prima linea nella Grande Guerra, ricevette in patria solo censura e condanna.
Il lavoro di riduzione teatrale si concentra sulla capacità di descrivere quel tempo tragico “con un’aria di canzone”, citando Roger Nimier. La performance di Festa mira a restituire il riscatto letterario che Céline trovò proprio nelle pagine scritte durante i momenti più bui, come la prigionia e l’esilio. Il pubblico è invitato a immergersi in una narrazione che non cerca di dare risposte rassicuranti, ma che costringe a guardare nell’abisso dei conflitti umani, siano essi sui campi di battaglia o nelle profondità dell’anima.
Il teatro come “non luogo” del conflitto
In Guerre, il teatro viene inteso da Ivan Festa come un “non luogo” necessario, uno spazio che si nutre di conflitti dove ogni spettatore è presente e partecipe. La scelta dell’Ar.Ma Teatro di Roma come cornice per questa rappresentazione sottolinea la volontà di creare un contatto intimo e diretto tra l’attore e la platea. La regia punta a valorizzare l’essenzialità della parola celiniana, libera da preconcetti, per far emergere la verità storica e politica di un tempo che risulta tuttora colmo di contraddizioni.
Rappresentare Céline oggi significa affrontare una società che spesso ha condannato l’uomo prima ancora di comprenderne l’opera. Lo spettacolo di Festa si pone come un atto di coraggio artistico, un modo per restituire dignità a una voce che ha raccontato la guerra non come eroismo, ma come distruzione della giovinezza e della salute mentale. Attraverso il corpo di Festa, l’orrore della trincea e la desolazione del dopoguerra prendono vita, trasformando il dolore privato in un’opera d’arte universale.
Una riflessione sulla modernità del dolore
L’opera di Céline, sebbene radicata nel secolo scorso, parla con una forza sorprendente alla contemporaneità. La “furia nelle vene” e il timore dell’incarcerazione descritti da Festa nelle sue note di regia risuonano come moniti attuali sulla fragilità delle libertà umane. Guerre non è solo un omaggio a un grande scrittore, ma una riflessione profonda sulla resilienza e sulla capacità della scrittura (e del teatro) di farsi scudo contro le barbarie del mondo.
Lo spettatore si troverà di fronte a un’interpretazione intensa, dove il “mare di carta” in cui Céline si era rifugiato diventa metaforicamente lo spazio scenico. La chiusura dello spettacolo, con il riferimento al pappagallo Toto e ai gatti dell’autore, ricorda la solitudine estrema di un genio che ha preferito il silenzio dei margini al rumore della folla. Un appuntamento imperdibile per chiunque voglia comprendere le radici del male e la potenza salvifica della parola letteraria.
Info utili
- Dove: Ar.Ma Teatro, Via Ruggero da Lauria 22, Roma.
- Quando: Venerdì 17 e sabato 18 aprile alle ore 21:00; domenica 19 aprile alle ore 18:00.
- Biglietti: 15 euro.
- Contatti: Per info e prenotazioni telefonare al numero 0651964061
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