- Cosa: Inaugurazione della stagione estiva con la retrospettiva Ciò che mi guarda dedicata a Miriam Cahn e la collettiva Le imperfezioni legata al Premio Paul Thorel.
- Dove e Quando: MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma, via Nizza 138. Apertura al pubblico dall’11 giugno 2026.
- Perché: Per esplorare le inquietudini e le crepe del presente attraverso lo sguardo crudo della pittura internazionale e le nuove pratiche visive contemporanee basate sull’ibridazione.
La stagione culturale capitolina si accende di nuove e vibranti energie visive. A partire dall’11 giugno 2026, il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma inaugura la sua attesa programmazione estiva, proponendo un dittico espositivo di straordinaria intensità emotiva e analitica. Sotto l’attenta e visionaria direzione artistica di Cristiana Perrella, gli storici spazi di via Nizza si trasformano ancora una volta in un sismografo vitale, capace di registrare le più sottili e complesse oscillazioni del nostro tempo. L’istituzione romana, forte del prezioso sostegno dell’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e prodotta dall’Azienda Speciale Palaexpo, si conferma un crocevia fondamentale per i linguaggi dell’arte odierna, offrendo al pubblico l’opportunità di confrontarsi con percorsi autonomi ma profondamente interconnessi.
Al centro di questa nuova proposta estiva spiccano due grandi appuntamenti che dialogano a distanza: da un lato, la primissima retrospettiva museale italiana dedicata a una delle figure più radicali e influenti della pittura internazionale; dall’altro, una riflessione corale e stratificata sulle fragilità della contemporaneità, affidata alle artiste emergenti vincitrici di un prestigioso riconoscimento. Questo incontro tra generazioni, approcci concettuali e mezzi espressivi differenti promette di scuotere le consuete certezze dello spettatore, invitandolo a guardare ben oltre la superficie spesso patinata del quotidiano.
La potenza visiva di Miriam Cahn
Il fulcro dell’estate al MACRO è indiscutibilmente rappresentato da Ciò che mi guarda, la vasta mostra curata dalla stessa Cristiana Perrella e dedicata all’opera dell’artista svizzera Miriam Cahn. Riconosciuta a livello globale per una pittura cruda, istintiva e profondamente intrisa di significato politico, la Cahn porta a Roma un imponente corpus di opere che sfida apertamente le rigide convenzioni estetiche e sociali. La sua lunga ricerca artistica si concentra sul corpo, inteso non come un mero oggetto di ammirazione classica, bensì come un vero e proprio campo di battaglia in cui si imprimono con forza le violenze, le fragilità e le spietate contraddizioni del mondo globale. Le sue figure, sfocate, fantasmatiche o dai contorni cromatici fluidi, emergono dalla tela con un’urgenza espressiva viscerale che non ammette facili mediazioni.
Questa retrospettiva museale offre un’occasione imperdibile per immergersi in un universo in cui la pittura si fa strenuo strumento di resistenza civile. Ciò che mi guarda non è semplicemente un titolo espositivo, ma una potente dichiarazione d’intenti: sono le opere stesse, con la loro presenza magnetica, a interrogare direttamente chi guarda, rovesciando il tradizionale rapporto di potere tra l’oggetto osservato e il fruitore. I volti e i corpi dipinti dall’artista ci fissano immobili, chiamandoci in causa rispetto alle guerre, alle migrazioni drammatiche e alle spigolose dinamiche di genere che lacerano il nostro presente. Attraverso un uso estremamente audace del colore e del segno grafico, la Cahn costruisce un lessico emotivo ineguagliabile, dimostrando che la pittura possiede ancora una forza dirompente in grado di scuotere le coscienze.
Il Premio Paul Thorel e le estetiche precarie
In perfetta concomitanza, il museo ospita Le imperfezioni, un’intrigante mostra collettiva curata da Sara Dolfi Agostini che porta alla luce le sperimentazioni delle vincitrici della terza edizione del Premio Paul Thorel. Questo progetto si addentra coraggiosamente nelle pieghe di un paesaggio culturale segnato da una cronica instabilità. Le artiste coinvolte elaborano le loro opere attraverso pratiche di spregiudicato assemblaggio e continua ibridazione, mettendo radicalmente in discussione l’idea stessa di creazione pura a favore di un approccio che privilegia la ripetizione, il riciclo e il riuso. In un simile contesto di frammentazione continua, la produzione di nuovi e rassicuranti immaginari cede il passo a una rilettura critica del materiale esistente, configurando quello che i critici definiscono uno scetticismo post-postmoderno.
Le opere presentate riflettono un’attenzione quasi maniacale per le reali condizioni materiali dell’esperienza umana e per la palese vulnerabilità delle strutture in cui abitiamo. Si fa strada, tra i vari linguaggi multimediali proposti, un approccio deliberatamente aspro e privo di filtri, talvolta concettualizzato come attitudine “no-fi”. Questa scelta rifiuta la fedeltà e la pulizia formale del prodotto finito per spingere l’espressione verso forme di deliberato eccesso e abrasione materica. Che si tratti di suono distorto, immagini rubate o installazioni precarie, il controllo metodico vacilla intenzionalmente per lasciare spazio a un’esperienza puramente fisica e incarnata. L’imperfezione cessa in questo modo di essere un fastidioso difetto da correggere per elevarsi a condizione esistenziale fondamentale.
Un dialogo tra vulnerabilità e materia
Le esposizioni che animeranno l’estate di via Nizza, pur affondando le proprie radici in premesse tecniche e narrative molto differenti, tracciano un percorso concettuale incredibilmente coerente. Entrambe le mostre, di fatto, pretendono dal visitatore un coinvolgimento mentale e sensoriale attivo, costringendolo a un’immersione totale in atmosfere dove l’instabilità e il dubbio regnano sovrani. La curatela ha saputo innescare un cortocircuito intellettuale fruttuoso: la carnalità disarmante dei dipinti della retrospettiva si specchia e si scontra con le fredde decostruzioni materiche e multimediali della collettiva. Il filo rosso che unisce le sale è la necessità impellente di guardare in faccia le ferite aperte della contemporaneità senza ricorrere a scappatoie, abbracciando il caos e l’errore come elementi strutturali della nostra epoca.
L’intera proposta estiva conferma la solida vocazione del polo museale romano come spazio dedicato alla pura e libera indagine intellettuale. Riconoscendo appieno il ruolo dell’arte nel fornire strumenti e lenti di ingrandimento per leggere il presente, il MACRO invita i cittadini a un confronto diretto e onesto con le urgenze del dibattito internazionale. Le audaci esplorazioni visive messe in campo diventano così grimaldelli per scardinare le nostre certezze e per interrogare lo stato di salute della società che abitiamo, ribadendo con forza che la grande espressione contemporanea è quella capace di restituirci uno specchio spietato, ma profondamente vitale, della nostra reale condizione umana.
Info utili
- Indirizzo: MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma, Via Nizza 138, 00198 Roma
- Apertura: Dall’11 giugno 2026
- Mostre in corso: Ciò che mi guarda (Miriam Cahn); Le imperfezioni (Premio Paul Thorel)
- Sito Web per orari e dettagli: museomacro.it
