La storia della chiesa non è proprio recente, basti pensare che la primissima edificazione risale al XIII secolo, nella zona del cosiddetto stadio di Domiziano (ai tempi dell’antica Roma, piazza Navona era chiamata così). L’edificio prese il nome di San Giacomo Spagnuoli. Tuttavia, nel 1440, il canonico della cattedrale di Siviglia, don Alfonso de Paradinas, fece interamente ricostruire l’edificio a proprie spese e chiamò l’architetto Bernardo di Matteo Gamberelli per la sua progettazione. Nei primi del Cinquecento l’edificio divenne la chiesa nazionale del regno di Castiglia a Roma. Nell’Ottocento, però, fu abbandonata dagli spagnoli e tutti gli arredi vennero trasferiti nella chiesa di Santa Maria in Monserrato degli Spagnoli, chiesa nazionale di Spagna a Roma. Dopo alcuni anni di abbandono, Papa Leone XIII decise di farla ristrutturare e ad occuparsi dei lavori fu l’architetto Luca Carimini. Successivamente, la chiesa venne affidata alla Congregazione dei Missionari del Sacro Cuore di Gesù (fondata dal missionario francese Jean Jules Chevalier). Da qui, chiaramente, il titolo di Nostra Signora del Sacro Cuore.
All’interno si può ammirare la cappella dedicata a San Giacomo, opera del Sangallo ed il fondale marmoreo posto dietro l’altare maggiore, progettato dagli scultori Pietro e Domenico Roselli.
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