Marco Lodoli
Einaudi
Ogni romanzo di Marco Lodoli apre una finestra sul mondo, esteriore e interiore, e possiede la rara capacità di suscitare nel lettore quel senso di vertigine che sorge quando gli eventi sfuggono a ogni previsione.
Accade anche nell’imperdibile Solo un giorno, edito da Einaudi, un avvincente racconto di come bastino ventiquattro ore per imprimere alla vita una direzione sorprendente e trasformare uno dei giorni più attesi – quello della laurea – in una travolgente successione di eventi inattesi.
Con una narrazione sospesa tra sogno e fiaba, Lodoli trascina il protagonista, Scipione, giovane laureando, in un’avventura che lo condurrà lontano dall’università, lasciando il lettore di fronte al conflitto tra il senso del dovere e il desiderio di fuga, in quella improvvisa svolta del destino che, almeno una volta, tutti abbiamo sperimentato.
Sullo sfondo di una Roma sfocata tra realtà e immaginazione, Solo un giorno è un romanzo visionario e poetico, ritratto di un’epoca senza vincitori né vinti, dove sopravvive solo chi sa sognare.
Marco Lodoli, anche il suo ultimo romanzo Solo in un giorno si svolge nell’arco di ventiquattro ore. Qualche riferimento all’Ulisse di Joyce?
ML: No, direi che il mio è piuttosto un bisogno, una tendenza verso l’essenziale, anche per tenermi lontano dalle saghe familiari. In solo giorno può succedere tutto nella vita, e si può coglierne il senso, oltre che la bellezza. Per me le ventiquattro ore rappresentano l’intensità dell’esistenza umana.
La sua narrazione è spesso guidata dal flusso di coscienza. Perché?
ML: Per me è la tecnica di scrittura più naturale. In fin dei conti, tutto quanto avviene prima nella coscienza, e solo dopo si manifesta nella realtà. Ciò che viene registrato è letteratura, ma il pensiero, quello è strettamente legato all’esperienza.
Come nei suoi precedenti romanzi Paolina e Il preside, il protagonista della vicenda, Scipione, è un personaggio che vive ai margini, che ha un rapporto difficile con la realtà. Cosa la affascina di questo aspetto?
ML: Credo che il pensiero adulto, quello “occidentale”, non porti all’illuminazione. I personaggi marginali invece possiedono tratti poetici: loro sì ad un certo punto sono capaci di raggiungere l’illuminazione. Rappresentano una tipologia umana fuori dagli schemi tradizionali. Ecco perché mi interessano e ne scrivo.
Per quale motivo ha scelto l’ambientazione negli angoli di una Roma poco conosciuta?
ML: Quella che descrivo è la Roma in cui sono nato e cresciuto. Ne faccio il teatro delle mie storie perché la conosco. Nei miei romanzi non compare una Roma classicista, vi è al contrario una città barocca, fantasiosa. In ogni angolo.
Scipione in uno stesso giorno è laureando, figlio, novello sposo, fuggitivo, ma sempre un inguaribile sognatore. È un po’ Uno, nessuno e centomila?
ML: Direi che è più uno ma anche due, come tutti noi, d’altra parte. Scipione vive da una parte il mondo con il suo carico di obblighi, e dall’altra quello che lui chiama il “Regno”, ossia una parte fantastica, un’altra dimensione, che potremmo definire celeste, dove può davvero accadere ogni cosa.
Sono due aspetti che convivono anche in me stesso, del resto, così anche i miei personaggi si muovono tra sogno e realtà.
I protagonisti dei suoi romanzi sono spesso dei giovani. Questo è dovuto alla sua professione di insegnante?
ML: I miei personaggi sono anche un po’ dei fannulloni. E il preside era un pensionato. Rispetto ai giovani, devo dire che li osservo e noto che non sono ancora rigidi, ma liberi, quindi più poetici.
Lei descrive vite che ad un certo punto escono dai binari tradizionali. È un incidente oppure un’opportunità?
ML: È un’opportunità. Vede, ogni mia storia ha una premessa. Mio figlio l’ho chiamato Tobia, che com’è noto nella Bibbia incontra l’angelo, ossia quello che noi tutti possiamo incontrare, magari su un autobus, attraverso le vie della città. Io penso che sulla nostra strada talvolta noi possiamo fare un incontro così, proprio come nella parabola biblica. Incontrare qualcuno che cambia tutto.
Solo un giorno
di Marco Lodoli
Einaudi
Marco Lodoli è nato a Roma nel 1956.
Presso Einaudi ha pubblicato, tra gli altri, la trilogia I principianti, comprendente I fannulloni (1990), Crampi (1992) e Grande Circo Invalido (1993); i romanzi Il vento (1996), I fiori (1999), La notte (2001), raccolti nel 2003 nella trilogia I pretendenti; i romanzi Sorella (2008), Italia (2010), Vapore (2013), Il fiume (2016), Paolina (2018), Il preside (2020), Tanto poco (2024) e Solo un giorno (2026).
Ha inoltre pubblicato la raccolta di recensioni Fuori dal cinema (1999), Isole. Guida vagabonda di Roma (2005), Il rosso e il blu. Cuori ed errori nella scuola italiana (2009), Nuove isole (2014), Diario di un millennio che fugge (2020).
