Veio fu la più meridionale fra le città Etrusche. Delimitata da alcune importanti vie consolari fu regno di storia e di ricchezza per la vicina Roma. A ovest, la città di Veio, è segnata dallo scorrere della via Cassia che esce trionfalmente da Roma per entrare elegantemente in Firenze; a est, verso l’Adriatico, è delimitata dalla quasi rettilinea via Flaminia e a nord dalla via Campagnanese che si snoda in un paesaggio dalle colline ondulate. Cassia, Flaminia, Campagnanese. Vie che oltre a soddisfare l’importante funzione di collegamento militare e commerciale per la città di Veio, verso gli altri centri abitati, assommavano in sé anche un importante valore funerario. Lungo il loro percorso sono state, infatti, rinvenute tombe monumentali e necropoli. Ne sono un esempio la vasta necropoli di Grottarossa lungo la via Flaminia o la tomba cosiddetta di Nerone lungo la via Cassia.
Il controllo del commercio lungo il Tevere e le saline, poste alla sua foce, importanti per l’alimentazione dell’uomo, degli animali e la conservazione del cibo sono all’origine del conflitto tra Veio e Roma. Dopo un assedio, durato secondo la tradizione 10 anni, nel 396 a.C. il dittatore Marco Furio Camillo prese e distrusse definitivamente la città.
Giulio Cesare, assegnò una parte del territorio di Veio ai veterani di guerra, mentre, Augusto, nel 27 d.C., la elevò al rango di Municipio. Si cercò di ridare così prestigio a ciò che un tempo fu uno splendido centro abitato.
L’altro importante santuario di Veio è quello di Campetti, dedicato alla divinità infera Veii, identificabile forse con Demetra. Ma Veio è anche la Tomba delle Anatre, che costituisce la più antica tomba etrusca con pitture parietali, è la Tomba Campana, decorata con animali e motivi vegetali e con figure di cavalieri accompagnati da personaggi a piedi o animali fantastici.
Nella città è possibile ammirare anche Ponte Sodo. Un galleria lunga circa 70 metri, scavata per favorire il deflusso del torrente Valchetta durante le piene, e sulla cui volta erano stati costruiti dei pozzi per attingere l’acqua dall’alto. In tutta l’area sono presenti diversi sistemi ipogei, cunicoli, cisterne, legati all’utilizzo delle acque. La città disponeva, infatti, di una vasta rete di acquedotti sotterranei, di cui rimangono attualmente circa 50 km complessivi di percorso, tutti realizzati fra il IX ed il V secolo a.C.. E secondo il racconto di Tito Livio, fu proprio attraverso uno di questi cunicoli sotterranei degli acquedotti che Marco Furio Camillo riuscì a penetrare nella città e ad impadronirsene.
Circa trecento metri prima di Ponte Sodo il torrente Valchetta si è aperto una via attraverso la roccia. Prestando la massima attenzione è possibile seguire dalla riva il suo corso che tra cascate piccole e grandi rimbalza fino al grande costone di tufo.
Eppure, dell’antico splendore di Veio non si è perso quasi nulla. E’ tutto lì. In parte ancora ricoperto di terra e di erba. Aspetta. Aspetta che sia dato un ordine appropriato alla sua storia. Aspetta che il viaggiatore, lo studioso e il curioso, ricostruisca il suo tempo invertendo il presente con il passato e da uno scorcio che si apre nel bel mezzo di un verde paesaggio metta, pezzo a pezzo, insieme l’antica città di Veio.
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