- Cosa: La sedicesima edizione di INVENTARIA, la rassegna dedicata ai nuovi linguaggi e alle migliori proposte del teatro off italiano.
- Dove e Quando: Al Teatro Tordinona di Roma, dal 3 al 5 giugno 2026, con inizio spettacoli alle ore 21:00.
- Perché: Per scoprire tre opere in concorso capaci di interrogare il nostro presente, indagando i sogni irrealizzati, l’etica dell’insegnamento e le storture della cultura pop contemporanea.
Il tessuto culturale della Capitale torna a respirare a pieni polmoni grazie a un appuntamento ormai divenuto imprescindibile per gli amanti della drammaturgia contemporanea e della ricerca scenica. La sedicesima edizione di INVENTARIA, la celebre festa del teatro off capitolino, prosegue il suo affascinante itinerario artistico approdando negli storici spazi del Teatro Tordinona. Questo festival, che si configura come un vero e proprio osservatorio privilegiato sulle nuove tendenze dello spettacolo dal vivo, porta avanti la sua missione nomade attraversando quattro diversi quartieri di Roma: Spazio Nous, Teatro Trastevere, Teatro Tordinona e, per la tappa finale dedicata alla sezione demo, il Teatro Basilica.
Dietro questa imponente macchina organizzativa c’è la dedizione della compagnia DoveComeQuando, guidata dalla direzione artistica di Pietro Dattola, affiancato da Flavia Germana de Lipsis. Un lavoro certosino che ha visto la selezione di tredici progetti su un totale di oltre quattrocento candidature giunte da ogni angolo della penisola. Dal 3 al 5 giugno, il palcoscenico di via degli Acquasparta si trasformerà in un caleidoscopio di emozioni, ospitando tre spettacoli in concorso profondamente diversi per stile e tematiche, ma accomunati dalla medesima urgenza comunicativa. L’iniziativa, supportata da una rete nazionale di ben trentaquattro partner distribuiti in tredici regioni, ribadisce come il teatro sia ancora un ossigeno vitale, un luogo fisico e mentale dove la semplicità dei mezzi tecnici riesce a esaltare all’ennesima potenza l’immaginazione e il calore della prossimità umana.
Sogni infranti e illusioni televisive
Ad aprire la terna di appuntamenti al Tordinona, mercoledì 3 giugno, sarà l’opera intitolata Gli stupidi sogni di Morgan, nata da un’idea creativa di Rita Cataldo e Matteo Sintucci. Lo spettacolo, che approda al festival capitolino dopo aver trionfato al concorso Beyond Zeta 2026, si muove sul confine sottile e tagliente che separa la commedia brillante dal dramma esistenziale. La narrazione ruota attorno alla figura di un sognatore ostinato, un personaggio simbolo di tutti coloro che si aggrappano con tenacia a fantasie di grandezza per sfuggire al vuoto pneumatico dell’invisibilità sociale. Il pubblico verrà trascinato in un vortice di comicità surreale, parodie dei salotti televisivi e musica eseguita rigorosamente dal vivo.
La particolarità di questa messinscena risiede nella sua capacità di far convivere registri diametralmente opposti, alternando un’ironia graffiante a momenti di profonda e struggente malinconia. La compagnia, nata dall’incontro tra i due attori durante un percorso formativo specializzato nel teatro di figura, dimostra come l’utilizzo dei pupazzi non sia affatto una prerogativa dell’intrattenimento per l’infanzia. Al contrario, l’innesto di questi elementi nella prosa contemporanea diventa uno strumento potentissimo per indagare il concetto stesso di fallimento. Che cos’è davvero il successo oggi? Ha ancora senso inseguire caparbiamente un obiettivo quando la società sembra voltarti le spalle? L’opera si erge così a coraggiosa e tenera dichiarazione d’amore verso tutti i “perdenti” che non rinunciano a lottare.
I confini sfumati tra educazione e plagio
Il clima cambierà radicalmente nella serata di giovedì 4 giugno, quando i riflettori si accenderanno su Il pedagogo dell’infame, un testo scritto e diretto da Riccardo Cacace. In scena, lo stesso Cacace affiancato da Marco Gualco daranno vita a un serratissimo scontro dialettico e psicologico. L’opera, già vincitrice del prestigioso Festival InDivenire 2025 (che ha fruttato anche il premio come miglior attore), ci proietta all’interno di una vicenda torbida e attualissima: nella casa di un influente politico è stato commesso un grave delitto di matrice razziale. Ad essere coinvolto è il figlio del politico, affiancato dal suo mentore e pedagogo.
Il cuore pulsante della drammaturgia non risiede tanto nel fatto di cronaca in sé, quanto nelle sue disastrose conseguenze etiche. Il pedagogo si ritrova improvvisamente a rischiare il licenziamento e gravi ripercussioni legali, accusato di aver plagiato la mente del giovane attraverso nozioni ideologiche e filosofiche mal interpretate. Il palcoscenico si trasforma in un’aula di tribunale morale dove vengono sollevati interrogativi vertiginosi sulle responsabilità educative. Fino a che punto un insegnante è responsabile delle azioni del proprio allievo? Quando l’istruzione critica degenera in subdolo indottrinamento? Senza fornire risposte preconfezionate, lo spettacolo sviscera i concetti di integrazione, disuguaglianza e il ruolo dello Stato, mettendo in luce come, nella società odierna, l’apparenza delle ragioni finisca spesso per prevalere sulla verità dei fatti.
Le derive grottesche della cultura pop
La tre giorni di grande teatro off si concluderà venerdì 5 giugno con un attesissimo debutto in prima romana: Baby Miss. Scritto, diretto e interpretato da Marco Bianchini, prodotto dal Teatro della Caduta, questo monologo a più voci rappresenta un’immersione cruda e senza filtri negli abissi più oscuri della contemporaneità. L’autore e attore vicentino, forte della sua formazione internazionale, sceglie di frullare insieme elementi apparentemente inconciliabili: l’universo patinato e inquietante dei concorsi di bellezza per bambine, le confessioni private dei diari di Marilyn Monroe e l’estetica della musica neomelodica.
Il risultato è un cortocircuito teatrale che mira a dissezionare le molteplici e subdole forme in cui la violenza psicologica si manifesta nella nostra società. Il parallelismo tracciato tra le finte vite di due piccole aspiranti miss e la tragedia iconica di Marilyn funge da pretesto per esplorare tematiche pesantissime come il sacrificio di sé in nome dell’apparire, il disperato bisogno di approvazione sociale e il terrore di deludere le aspettative altrui. Bianchini, sfruttando la chiave del paradosso e dell’eccesso grottesco, costruisce un’architettura scenica sregolata capace di strappare risate amare, lasciando nello spettatore una profonda inquietudine circa il bisogno ossessivo della società di controllare ed etichettare tutto ciò che è per sua natura fragile e puro.
Info utili
- Dove: Teatro Tordinona, Via degli Acquasparta 16, Roma.
- Quando: 3, 4 e 5 giugno 2026. Inizio spettacoli alle ore 21:00.
- Circuito Festival: INVENTARIA 2026 fa tappa anche allo Spazio Nous, al Teatro Trastevere e, dal 15 al 17 giugno per la sezione demo, al Teatro Basilica.
