- Cosa: Memorie di luce – volti e terre dal Sahara all’oceano 1965, mostra personale di fotografia analogica e pittura dell’ex diplomatico Donato Chiarini.
- Dove e Quando: SottoSopra Art Studio, Via Ardea 10 (zona San Giovanni), Roma. Da sabato 6 a sabato 13 giugno 2026.
- Perché: Per immergersi in un archivio visivo inedito dell’Africa degli anni Sessanta, catturato da uno sguardo profondamente empatico e rispettoso delle tradizioni locali.
Roma si prepara ad accogliere un’esposizione dal profondo valore storico e umano. A sessant’anni dai suoi primi viaggi nel continente africano, l’ex diplomatico e funzionario europeo Donato Chiarini apre i suoi archivi privati per regalare al pubblico capitolino una preziosa testimonianza visiva. La mostra personale aprirà le sue porte dal 6 al 13 giugno 2026 negli spazi del SottoSopra Art Studio, situato nel vivace quartiere di San Giovanni. Curata da Rosanna Cerutti e Giuseppe Bellini, con l’attento contributo critico di Monica Bisin, l’esposizione rappresenta una rara opportunità per esplorare un’Africa lontana nel tempo, colta in una fase di transizione cruciale, subito dopo la complessa stagione delle indipendenze nazionali. Non si tratta di un semplice resoconto di viaggio, ma di una narrazione per immagini che restituisce intatta l’essenza di popoli e paesaggi ancora saldamente ancorati alle proprie radici.
Un viaggio fotografico nell’Africa degli anni Sessanta
Il percorso espositivo ideato per Memorie di luce si snoda attraverso un’accurata selezione di fotografie analogiche in rigoroso bianco e nero, sapientemente alternate a diapositive a colori e ad alcune opere pittoriche che arricchiscono la narrazione visiva. Il viaggio di Chiarini ha inizio nel lontano 1964, quando il giovane funzionario approdò in Niger per occuparsi della gestione delle risorse idriche nell’ambito dei primi programmi europei di cooperazione allo sviluppo. Da lì, il suo itinerario professionale e umano ha attraversato terre affascinanti e complesse come Burundi, Congo, Somalia, Gibuti e Mozambico. Ogni scatto esposto in galleria è un frammento vitale di questo lungo peregrinare tra territori semi-aridi, piccoli insediamenti rurali e vivaci comunità nomadi, immortalate nella loro quotidianità.
La materia stessa della fotografia analogica degli anni Sessanta diventa protagonista silenziosa dell’esposizione romana. L’estetica di queste immagini si nutre degli elementi fisici e tecnici tipici dell’epoca: la grana densa della pellicola, la luce naturale spesso accecante del continente africano e le piccole, inevitabili imperfezioni chimiche si fondono per creare un linguaggio visivo di straordinaria potenza. Questi dettagli, lontani dalla fredda precisione della moderna fotografia digitale, contribuiscono a restituire la forza poetica e documentaria dell’intero progetto, immergendo lo spettatore in un’atmosfera sospesa e vibrante di vita.
Lo sguardo intimo di un diplomatico europeo
La cifra stilistica dell’intera mostra risiede nell’approccio profondamente rispettoso del suo autore. Chiarini non si è mai mosso nel continente africano con l’atteggiamento del turista in cerca di facile esotismo, né con la freddezza calcolata del reporter di cronaca. Come acutamente sottolineato nel testo critico di Monica Bisin, le immagini esposte non nascono da un progetto autoriale preconfezionato. Al contrario, esse scaturiscono da uno sguardo istintivo sul mondo, un desiderio spontaneo di trattenere nella memoria ciò che sorprende ed emoziona durante il cammino. È la visione privilegiata di un uomo che, nel suo ruolo istituzionale volto all’aiuto umanitario, ha saputo instaurare connessioni reali con le popolazioni locali.
Da questa immersione totale scaturisce un punto di vista intimo e privo di filtri, che si tiene volutamente lontano da qualsiasi intento folkloristico o documentaristico artefatto. I volti ritratti trasudano dignità, i gesti catturati raccontano storie millenarie di adattamento. La carriera diplomatica di Chiarini, che lo ha poi portato a operare come inviato speciale in innumerevoli aree di crisi internazionali – dal Libano all’Afghanistan, fino a ricoprire il ruolo di Ambasciatore dell’Unione Europea – trova le sue radici morali proprio in questi primi incontri. L’ascolto empatico diventa così la lente attraverso cui leggere l’intera esposizione.
L’archivio ritrovato e la memoria condivisa
Dopo essere rimaste silenziosamente custodite in un archivio privato per oltre mezzo secolo, queste istantanee riemergono oggi non solo come preziosa memoria ritrovata, ma come testimonianza vibrante di un incontro umano autentico. In un’epoca contemporanea dominata dalla frenesia visiva e dalla sovrapproduzione di immagini effimere, Memorie di luce invita il pubblico di Roma a rallentare il passo, confrontandosi con il valore inestimabile del tempo e del ricordo. Le fotografie fungono da ponte temporale, collegando l’Africa delle nuove indipendenze agli occhi moderni, in un dialogo carico di significati trasversali.
L’esposizione si eleva dunque oltre la pura dimensione estetica per abbracciare un messaggio di profondo spessore etico. L’opera del fotografo ci ricorda che dietro ogni iniziativa di cooperazione internazionale ci sono volti, storie e terre che esigono rispetto e comprensione. Questa mostra è un invito aperto a riscoprire il valore universale della vicinanza umana e della memoria condivisa, un patrimonio immateriale che l’autore ha saputo catturare in frazioni di secondo, e che ora è destinato a continuare a brillare nelle sale espositive della capitale.
Info utili
- Indirizzo: SottoSopra Art Studio, Via Ardea 10 (San Giovanni), Roma
- Ingresso: Libero
- Orari mercoledì-venerdì: 16.00 – 20.00
- Orari sabato: 10.00 – 13.00 / 17.00 – 20.00
- Orari domenica: 17.00 – 20.00
