Cosa: Congresso Lazio Network: Breaking News and Real-Life in Gastrointestinal Cancers sulle nuove frontiere terapeutiche.
Dove e quando: Roma, 18 giugno 2026.
Perché: Per discutere il passaggio da trattamenti standard a terapie mirate basate sul profilo molecolare del paziente.
I tumori gastrointestinali registrano ogni anno in Italia oltre 60.000 nuove diagnosi. Curarli non si traduce più nell'applicazione di rigidi protocolli standardizzati, ma richiede la progettazione di percorsi terapeutici dinamici, costantemente adattati alla biologia della neoplasia, alla risposta clinica e alle specifiche esigenze del paziente. Questo decisivo cambio di prospettiva è il fulcro del dibattito animato durante l'incontro Lazio Network: Breaking News and Real-Life in Gastrointestinal Cancers, un evento promosso dall'IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) e dall'ASL Latina. Sotto la direzione scientifica delle oncologhe Emanuela Dell'Aquila e Federica Zoratto, l'iniziativa ha chiamato a raccolta nella Capitale oltre sessanta specialisti per delineare l'evoluzione dell'oncologia di precisione e della ricerca applicata.
Il ruolo decisivo della profilazione molecolare
Le patologie oncologiche a carico dello stomaco e delle vie biliari, un tempo percepite come orfane di specifiche strategie terapeutiche a causa dell'assenza di bersagli definiti, stanno vivendo una rivoluzione diagnostica e clinica. La medicina contemporanea consente oggi di identificare specifiche mutazioni nel DNA tumorale, offrendo la possibilità di colpire il bersaglio patologico in modo estremamente mirato e di preservare i tessuti sani. Un approccio paragonabile alla sostituzione di una singola serratura anziché alla demolizione dell'intero edificio. Un'evoluzione analoga interessa il tumore del colon-retto, per il quale all'IFO Regina Elena stanno per prendere il via nuovi trial clinici focalizzati su farmaci a bersaglio molecolare avanzato.
Questa profonda conoscenza della biologia tumorale schiude scenari innovativi per la ricerca traslazionale. Nei pazienti accuratamente selezionati in base al proprio profilo molecolare, le evidenze scientifiche suggeriscono che il ricorso alla chirurgia potrebbe non essere sempre imprescindibile. In tali circostanze, l'equipe multidisciplinare può optare per un monitoraggio attivo mediante controlli clinici ravvicinati. Questa strategia non rappresenta una resa alla malattia, bensì una decisione terapeutica razionale, fondata su solide basi biologiche e riservata a centri ad alta specializzazione in grado di garantire una sorveglianza scrupolosa con l'ausilio di tecnologie di ultima generazione.
Approcci locoregionali e Radioembolizzazione Transarteriosa
Un ulteriore filone di forte innovazione tecnologica coinvolge la gestione della malattia in fase avanzata, con particolare riferimento all'epatocarcinoma e al colangiocarcinoma. Storicamente, le opzioni per le forme avanzate o metastatiche si basavano quasi esclusivamente su trattamenti sistemici quali la chemioterapia, l'immunoterapia o i farmaci target. L'attuale pratica clinica integra sempre più queste cure con metodiche locoregionali di precisione come la Radioembolizzazione Transarteriosa (TARE). La procedura prevede la somministrazione di microsfere caricate con materiale radioattivo direttamente nei vasi arteriosi che nutrono la neoplasia, colpendola dall'interno limitando l'impatto sistemico.
L'Istituto Nazionale Tumori esegue la radioembolizzazione dal 2004, accumulando un'esperienza consolidata di oltre 1.500 procedure, delle quali più di un migliaio rivolte a pazienti con epatocarcinoma e circa cento su casi di colangiocarcinoma. Questi volumi operativi posizionano la struttura romana tra i centri d'eccellenza a livello nazionale e tra i più attivi nel territorio regionale, dimostrando il valore di un ecosistema sanitario orientato all'innovazione. I benefici della TARE si estendono oltre la mera riduzione della massa neoplastica. In pazienti selezionati, questa tecnica consente una pausa programmata dai trattamenti sistemici, alleggerendo il carico terapeutico complessivo mantenendo al contempo il controllo della malattia. In specifiche situazioni, la procedura può inoltre favorire la transizione verso la chirurgia o il trapianto per pazienti inizialmente giudicati non idonei all'operazione.
Fare rete per l'innovazione territoriale
Il tumore del colon-retto rappresenta in Italia la neoplasia più diffusa a carico dell'apparato digerente, con circa 41.700 nuove diagnosi stimate per il 2025, seguito dal tumore gastrico (14.700 casi) e dai tumori stromali gastrointestinali (GIST), con circa 900 diagnosi annue. I tassi di sopravvivenza a cinque anni per il colon-retto hanno raggiunto il 64,2%, un dato superiore alla media continentale, fortemente supportato dalle efficaci campagne di screening e diagnostica avanzata.
"Il profilo molecolare è diventato la nostra bussola", ha precisato l'oncologa Emanuela Dell'Aquila, evidenziando come ogni singolo caso venga oggi costantemente rivalutato dal team multidisciplinare. Sulla stessa linea, il Direttore Scientifico Giovanni Blandino ha ribadito la volontà dell'Istituto di porsi come hub regionale di riferimento per la profilazione dei tumori gastrointestinali, trasformando i vasti dati biologici in concrete opportunità cliniche, con un approccio data-driven fondamentale per la medicina moderna.
Il Direttore Generale Livio De Angelis ha infine sottolineato l'importanza cruciale di costruire reti oncologiche efficienti per garantire l'accesso alle cure più avanzate a tutti i pazienti, a prescindere dal luogo di residenza. Consolidare la sinergia con la ASL Latina e con l'intero network laziale rappresenta un investimento strategico di politica sanitaria ed economica, per far sì che la complessità clinica trovi risposte adeguate attraverso la condivisione di alte competenze.
Info utili
- Evento: Congresso Lazio Network: Breaking News and Real-Life in Gastrointestinal Cancers
- Data: 18 giugno 2026
- Sede: Roma
Foto: courtesy Comunicazione, Stampa e Relazioni Esterne IFO
