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L’importante è che tu sia infelice

venditti_1Pochi cantautori hanno legato la propria produzione artistica a una città, come Antonello Venditti ha fatto con Roma.
Nella capitale è nato, cresciuto e ha trovato ispirazione per canzoni indimenticabili, che potrebbero essere la colonna sonora della città e dei suoi scorci, le parole per dire quanto la si ami, e a volte, quanto possa anche far arrabbiare.
Venditti è figlio di Roma come lo è di mamma Wanda e papà Vincenzino Italo, con i quali i rapporti non sono sempre stati facili, ed è allontanandosi da loro che ha scoperto la propria strada, come uomo e come artista.
Ora che i suoi genitori non ci sono più, racconta la sua storia nel libro “L’importante è che tu sia infelice”, edito da Mondadori.
Una profezia contro cui ha lottato tutta la sua vita.

logo_mondadoriVenditti compone la sua prima canzone, Sora Rosa, a quattordici anni. E’ domenica mattina, e come sempre dovrebbe andare a messa con la nonna Margherita, nella chiesa di San Giuseppe in via Nomentana.
Una febbre improvvisa lo costringe però a casa, dove, nella sua stanza, compone di getto il brano al pianoforte.
La canzone, che anticipa l’intera vena espressiva che negli anni Venditti andrà maturando, è dedicata alla nonna, ma cantare la famiglia è per Antonello anche un primo passo per allontanarsene, un atto di ribellione.
Creare invece di assistere alla messa, una rottura con la tradizione e insieme una rivendicazione della propria indipendenza, d’altra parte, scrive il cantautore, “quando uno scrive Sora Rosa a quattordici anni, c’è qualcosa che non va. Quel brano ha una profondità e un linguaggio da adulto e contiene tutta la mia poetica: è l’espressione della solitudine e dell’esclusione che vivevo.”

Antonello è un ragazzino che non ha mai messo piede al di fuori del quartiere Trieste, dove abita.
Un giorno, alla parata del 2 giugno, vede i Fori Imperiali per la prima volta e rimane folgorato da tanta bellezza. L’emozione di quella vista sarà tradotta in Roma capoccia, vero e proprio inno alla città.
La famiglia sembra però stringersi intorno a lui fino quasi a soffocarlo, e gli unici momenti di libertà sono le vacanze a Olevano Romano, dove ad aspettarlo ci sono tanti amici, le corse in macchina, e le prime ragazze.
Lì nasce l’amore per Claudia, cui il cantante dedicherà l’indimenticabile Notte prima degli esami, e che gli ispirerà, in una corsa in macchina per raggiungerla, Alta Marea: “Autostrada deserta al confine del mare/ Sento il cuore più forte di questo motore/ Sigarette mai spente sulla radio che parla/ Io che guido seguendo le luci dell’alba”.
“Si chiama gioventù”, scrive il cantautore, “quella cosa che quando la vivi è un inferno e quando la ricordi è un paradiso”.

Venditti è ormai un cantautore affermato, e lavora con altri artisti del calibro di De Gregori, Lo Cascio e Bassignano, i “quattro ragazzi con la chitarra e il pianoforte sulla spalla” di Notte prima degli esami.
Riempie gli stadi, ma “Wanda sugli spalti non c’era quasi mai, e appena poteva, si lamentava del figlio che aveva”.
E’ un rapporto complesso e aspro, quello con la madre, una donna che confonde amore e controllo, che boicotta in ogni modo la forte spinta verso la libertà del figlio, fino ad arrivare a dirgli, quando lui le mostra orgoglioso la sua nuova casa a Trastevere: “ Antonello caro, l’importante è che tu sia infelice.”
Le cose vanno invece diversamente con il padre, che la madre non riesce a controllare, e che è l’unico a credere in “quel comunista di suo figlio”, nonostante le differenze esistenti tra i due, uno viceprefetto di Roma, l’altro attivista sessantottino.
Le sue frasi sono state per Venditti, fonte di coraggio e ispirazione: “Antonello, fa’ quello che vuoi. Segui la tua passione, prenditi le tue responsabilità e non piangere mai.”

Le parole con le quali Venditti si racconta, sono come note che scandiscono il ritmo della sua vita. Dopo anni  passati cercando l’armonia tra tante voci, a volte in disaccordo tra loro, riconosce che “io sono quello che sono in opposizione a quello che mia madre avrebbe voluto fossi.”
Forse non è per caso, che, nella casa di Trastevere, dopo l’infelice augurio della madre, Venditti si siede e compone di getto una canzone, mentre guarda i tetti della sua città.
Si intitola Grazie Roma.

L’importante è che tu sia infelice, di Antonello Venditti
Edizioni Mondadori
Pagine 146, Euro 16,00

Si ringrazia la casa editrice Mondadori per le foto

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