Cosa: Progetto espositivo e convegno inaugurale dedicati all’eredità culturale di Umberto Eco.
Dove e quando: Palazzo Firenze, Roma. Dal 24 giugno al 26 luglio 2026 (convegno di apertura il 23 giugno alle 17.30).
Perché: Per ripercorrere l’impatto di un intellettuale fondamentale sui temi della semiotica, dell’innovazione tecnologica e della comunicazione contemporanea nel decennale della morte.
L’eredità intellettuale tra semiotica e innovazione
Nel decennale della scomparsa di una delle menti più brillanti e influenti della contemporaneità, la Società Dante Alighieri e la Fondazione Umberto Eco, in sinergia con la produzione di Arthemisia, presentano a Roma il progetto multidisciplinare Umberto Eco e il nome delle cose. Segni, realtà e interpretazione. L’iniziativa, che si snoda tra un simposio di alto profilo e un percorso espositivo denso di materiali storici, mira a decostruire e analizzare l’impatto del grande pensatore italiano. Al centro della riflessione vi sono le dinamiche della comunicazione moderna, lo sviluppo della semiotica e l’evoluzione tecnologica, ambiti in cui le intuizioni dell’autore si sono rivelate pionieristiche e fondamentali per l’industria culturale e creativa.
Il programma prende il via il 23 giugno 2026 presso Palazzo Firenze, con un convegno inaugurale che vede la partecipazione di esponenti di spicco del panorama accademico e giornalistico. Ad aprire i lavori sono Andrea Riccardi, Presidente della Società Dante Alighieri, e Stefano Eco, Presidente della Fondazione dedicata al padre, con il coordinamento del giornalista Paolo Conti. I panel esploreranno la profonda influenza esercitata dalla visione di Umberto Eco sulla nostra comprensione dei mass media, analizzando fenomeni attualissimi come la proliferazione delle fake news, le sfide poste dalla memoria digitale e il costante dialogo tra la storia medievale e le moderne tecnologie. Interventi di scrittori come Roberto Cotroneo e Gianrico Carofiglio si alterneranno a dialoghi tra studiosi ed esperti, delineando un ritratto a tutto tondo dell’intellettuale e del suo inestimabile lascito.
Il percorso espositivo e i materiali inediti
Il progetto non si esaurisce nell’ambito accademico, ma si traduce in una mostra immersiva capace di connettere il grande pubblico con la materialità del processo creativo e produttivo. Tra i tesori esposti al vernissage spiccano le tavole originali concesse dal maestro del fumetto Milo Manara, che offrono una traduzione visiva straordinaria dell’universo letterario dello scrittore. A queste si aggiungono gli elementi originali della scenografia de Il nome della rosa, il celebre adattamento cinematografico diretto da Jean-Jacques Annaud. I reperti, firmati dal premio Oscar Dante Ferretti e prestati dallo scultore Fabio Crisarà, testimoniano la trasversalità della figura di Umberto Eco e la sua capacità di generare ricadute economiche e creative in settori strategici del Made in Italy, come il cinema di caratura internazionale e l’editoria.
L’esposizione si distingue inoltre per una forte vocazione all’accessibilità e all’inclusione, concetti chiave per la fruizione culturale moderna. Grazie alla preziosa collaborazione con il Museo Tattile Statale Omero di Ancona, è stato inserito nel percorso il plastico della biblioteca-labirinto, un elemento iconico che permette un’esperienza multisensoriale. A corredo dell’allestimento fisico, una ricca sezione multimediale aggrega documenti audio e video storici provenienti dagli archivi della Presidenza della Repubblica, dalle Teche Rai e dalla Radiotelevisione svizzera, offrendo uno spaccato autentico delle apparizioni pubbliche e del vivace dibattito intellettuale suscitato dall’autore nel corso dei decenni.
Azioni teatrali, documentari e riflessioni sul contemporaneo
L’indagine sulla modernità del pensiero filosofico e narrativo dell’autore si arricchisce di linguaggi performativi e visivi, dimostrando la vitalità della sua eredità nell’industria dell’intrattenimento. La giornata inaugurale del 23 giugno culminerà nel giardino di Palazzo Firenze con un’azione teatrale diretta da Mattia Spedicato e interpretata dagli allievi dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, Irene Giancontieri e Riccardo Rampazzo. La messa in scena riproporrà Le interviste impossibili – Umberto Eco incontra Beatrice (1975), un’opera che evidenzia la poliedricità e il genio ironico dello scrittore. Questa contaminazione interdisciplinare conferma quanto la narrativa di Umberto Eco continui a essere una matrice feconda e un volano di sviluppo per le nuove generazioni di artisti e professionisti dello spettacolo.
A completamento dell’ampia iniziativa, il 9 luglio le sale di Palazzo Firenze ospiteranno la proiezione di Umberto Eco – La biblioteca del mondo, documentario diretto da Davide Ferrario (2022, Fandango). L’opera cinematografica rappresenta un ulteriore strumento di analisi, esplorando la forma mentis dello studioso attraverso la lente della sua sterminata biblioteca personale, vero e proprio dispositivo di conservazione e innovazione della memoria collettiva. Il progetto complessivo gode del supporto di partner di rilievo del tessuto produttivo italiano, come il Consorzio Parmigiano Reggiano e Planeta Vini, a dimostrazione di come la grande ricerca umanistica sappia attrarre e dialogare con l’imprenditoria d’eccellenza.
Info utili
- Date mostra: Dal 24 giugno al 26 luglio 2026
- Luogo: Palazzo Firenze, Piazza di Firenze 27, Roma
- Orari mostra: Da lunedì a venerdì, dalle 10.00 alle 18.00; sabato e domenica, dalle 17.00 alle 21.30
- Convegno inaugurale: 23 giugno 2026, ore 17.30
- Proiezione documentario: 9 luglio 2026, ore 18.30
- Ingresso: Libero fino a esaurimento posti
Credit ph ©Leonardo Cendamo / courtesy Arthemisia Ufficio Stampa
