- Cosa: mostra personale d'arte contemporanea "I quadri del Silenzio"
- Dove e quando: Fondazione Marco Besso, Largo di Torre Argentina 11, Roma, dal 2 luglio al 2 agosto 2026
- Perché: per scoprire una ricerca pittorica essenziale che invita alla contemplazione e all'ascolto visivo, allontanandosi dalla sovrabbondanza delle immagini contemporanee
Una costellazione di presenze indipendenti
Roma si prepara ad accogliere una nuova e profonda riflessione artistica contemporanea. A partire dal 2 luglio 2026, la storica cornice istituzionale della Fondazione Marco Besso apre le porte a I quadri del Silenzio, la mostra personale dell’artista romano Vittorio Pavoncello, sapientemente curata da Velia Littera, direttrice della Galleria Pavart. L’esposizione, inserita nel vivace contesto culturale della Capitale, si configura come un percorso unitario, seppur frammentato in opere dotate di una propria fortissima individualità. Già apprezzato dal pubblico e dalla critica per alcune sue rassegne recenti, l’autore presenta in questa inedita occasione una serie di lavori che non costituiscono una singola opera monumentale suddivisa in varie sezioni, bensì una vera e propria costellazione di presenze autonome e indipendenti.
Il suggestivo titolo della mostra suggerisce una comune e profonda tensione poetica che lega indissolubilmente tutti i dipinti esposti, pensati dall’artista come variazioni di una medesima e incessante meditazione pittorica. È proprio nel dialogo reciproco e nella naturale consonanza tra le tele che emerge in modo prorompente il senso complessivo e ambizioso del progetto curato da Velia Littera, capace di offrire ai visitatori un’esperienza visiva inedita, interamente basata sulla grammatica essenziale e sull’equilibrio interno delle forme.
Tra materia pittorica e linguaggi contemporanei
Dal punto di vista prettamente stilistico e compositivo, l’artista romano si affida a campiture cromatiche particolarmente intense e avvolgenti. Al loro interno trovano sapiente spazio superfici via via più chiare e straordinariamente luminose, dense di materia visibile e segnate da tracce sempre delicate del gesto pittorico. Le forme che abitano la tela rifiutano con decisione la perfezione geometrica assoluta, abbracciando invece una voluta e vibrante irregolarità. Una coraggiosa scelta formale che avevamo già avuto modo di intuire analizzando la sua produzione concettuale, e che qui si fa strumento d’elezione per sottrarre le opere a qualsiasi rigidità accademica o eccessivo formalismo.
Nelle porzioni prevalentemente bianche dei quadri affiora, a uno sguardo attento, una trama pittorica sottile, che richiama esplicitamente alla mente i linguaggi visivi più complessi della contemporaneità. Questa sorta di scrittura algoritmica dipinta evoca, quasi in lontananza, l’impenetrabile logica formale del moderno QR code o la perduta memoria di codici storici indecifrabili, tramutando così l’astrazione artistica in un luogo denso di infinite possibilità percettive. Vittorio Pavoncello sceglie pertanto la via maestra della misura, della lentezza e della permanenza, opponendosi dichiaratamente all’accelerazione visiva e all’indomabile sovrabbondanza di immagini che caratterizzano la nostra attuale epoca.
Il silenzio come spazio di attenzione
In questa articolata serie di opere, il delicato concetto di silenzio non viene mai declinato dall’autore come semplice assenza, mera negazione della parola o vuoto, ma piuttosto come una condizione privilegiata per l’affermazione della presenza. Diventa, di fatto, uno spazio interiore vitale e una specifica, preziosa forma di attenzione che consente finalmente alle cose di apparire senza inutile clamore. Proprio come è avvenuto in un precedente progetto espositivo tenutosi sempre nella Capitale, la pratica artistica si trasforma in un formidabile strumento d’indagine per decifrare l’intricata complessità del reale. Ogni singolo quadro esposto nelle affascinanti sale della Fondazione Marco Besso rappresenta, a suo modo, una differente, intensa e necessaria sfumatura di questa inesauribile ricerca interiore.
Il forte invito rivolto al pubblico è dunque quello di abbandonarsi con fiducia a una contemplazione lenta e sommamente paziente. I quadri del Silenzio non intendono in alcun modo proporre una rassegnata fuga dal mondo rumoroso e caotico, ma ricercano con caparbietà la giusta distanza esistenziale per poter restituire una nuova e autentica profondità all’esperienza umana di ogni giorno. Le tele ci ricordano magistralmente che esiste, nonostante tutto, una forma di quiete capace di coincidere non con l’immobilità, ma al contrario con una ben più intensa, radicata e consapevole partecipazione alla complessa realtà che ci circonda.
Info utili
- Date mostra: dal 2 luglio al 2 agosto 2026
- Luogo: Fondazione Marco Besso, Largo di Torre Argentina 11, Roma
- Vernissage: 2 luglio 2026, ore 17:00
- Degustazione: in occasione del vernissage è previsto un wine tasting a cura di Borgo del Baccano
- Prenotazioni: l’evento inaugurale è su prenotazione obbligatoria tramite i canali istituzionali della Fondazione
Foto: courtesy Galleria Pavart Roma
