Cosa: L'Istituto Regina Elena è risultato il centro con il maggior numero di pazienti arruolati in due studi internazionali di rilevanza globale sui tumori urologici.
Dove e quando: Presso l'IRCCS Regina Elena di Roma (IFO), con i risultati degli studi presentati recentemente all'ESMO.
Perché: Le nuove strategie terapeutiche dimostrano che affiancare terapie farmacologiche mirate all'intervento chirurgico raddoppia la sopravvivenza nel tumore della vescica e dimezza il rischio di metastasi in quello della prostata.
Arrivare all'intervento chirurgico dopo un trattamento farmacologico mirato, invece di procedere immediatamente con il bisturi, rappresenta un cambio di prospettiva radicale che può trasformare il destino clinico dei pazienti affetti da specifici tumori urologici. Questo è il messaggio fondamentale che emerge da due importanti ricerche internazionali, le quali hanno visto l'Urologia dell'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma giocare un ruolo di primissimo piano. L'istituto capitolino è infatti risultato il centro con il maggior numero di pazienti arruolati a livello globale.
La sanità pubblica romana si conferma così un punto di riferimento imprescindibile, capace di offrire ai cittadini cure all'avanguardia. Come evidenziato dai nuovi studi oncologici ESMO, il chirurgo contemporaneo non opera più in isolamento: ogni paziente ha il diritto di accedere a un percorso multidisciplinare strutturato, all'interno del quale la terapia medica prepara, accompagna e completa l'azione chirurgica, migliorando sensibilmente gli esiti a lungo termine.
Lo studio VOLGA e il tumore della vescica
Il primo dei due filoni di ricerca, noto come studio VOLGA e pubblicato sul prestigioso New England Journal of Medicine, ha coinvolto quasi settecento pazienti affetti da tumore della vescica muscolo-invasivo e candidati all'intervento chirurgico. La ricerca ha confermato i notevoli benefici derivanti da una combinazione di due farmaci somministrata nella fase pre-operatoria: un anticorpo coniugato di nuova generazione, l'enfortumab vedotin, associato a un immunoterapico, il durvalumab. Successivamente all'operazione, i pazienti hanno proseguito il trattamento con il solo durvalumab.
Questo innovativo approccio terapeutico ha dimostrato la capacità di raddoppiare sia la sopravvivenza libera da recidiva sia la sopravvivenza globale dei malati. Lo studio ha inoltre evidenziato un dato clinico prezioso: intensificare a dismisura il trattamento non sempre si traduce in un vantaggio. L'aggiunta di un terzo farmaco, il tremelimumab, non ha infatti offerto alcun beneficio supplementare. Al contrario, limitare l'impiego dell'anticorpo coniugato esclusivamente alla fase precedente l'intervento ha consentito di abbattere la tossicità dell'intero percorso curativo. Come sintetizza Giuseppe Simone, Direttore dell'Urologia dell'IRCCS Regina Elena e coautore di entrambi i lavori, lo studio VOLGA rappresenta "un passo verso l'ottimizzazione del trattamento, con la massima attenzione alla riduzione del profilo di tossicità".
Lo studio PROTEUS e la lotta al carcinoma prostatico
I nuovi dati emersi dallo studio PROTEUS, pubblicati su European Urology e presentati all'ESMO, offrono invece una risposta scientifica rigorosa a una delle domande più frequenti rivolte agli specialisti dai pazienti con carcinoma prostatico: l'urgenza di operare il prima possibile. La ricerca ha messo a confronto due gruppi di soggetti con tumore ad alto rischio: coloro che sono stati sottoposti a intervento immediato e coloro che, al contrario, hanno ricevuto una terapia ormonale intensificata. Quest'ultima, durata sei mesi prima e sei mesi dopo l'operazione, ha associato gli analoghi LHRH a un inibitore del recettore degli androgeni.
Grazie a questa strategia combinata, già impiegata per la malattia metastatica, il rischio di evoluzione metastatica si dimezza, incidendo profondamente sull'aspettativa di vita. "PROTEUS è il primo studio a introdurre il trattamento medico a supporto della chirurgia del carcinoma prostatico – prosegue Giuseppe Simone – ed è un ulteriore passo verso la necessaria multidisciplinarietà che merita ogni nostro paziente".
Il valore della ricerca pubblica a Roma
Il valore di questi traguardi va oltre il dato puramente clinico, investendo il ruolo delle istituzioni scientifiche cittadine. Giovanni Blandino, Direttore Scientifico dell'IRCCS Regina Elena, sottolinea come l'essere tra i centri di maggior contributo confermi "la vocazione del Regina Elena come Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico. Partecipare alla ricerca clinica significa offrire ai nostri pazienti un accesso tempestivo alle terapie più innovative e contribuire, insieme alla rete internazionale, a definire i percorsi di cura di domani".
Alle sue parole fanno eco quelle di Livio De Angelis, Direttore Generale IFO, che ribadisce l'importanza cruciale del settore pubblico nella sanità d'eccellenza: "Questi risultati dimostrano che una struttura pubblica può essere protagonista della ricerca internazionale, non spettatrice. Quando i nostri professionisti sono tra i primi al mondo ad arruolare pazienti negli studi che cambiano la pratica clinica, significa che i cittadini che si rivolgono al Regina Elena ricevono oggi le cure che altrove arriveranno domani. È su questo modello, che unisce chirurgia, oncologia medica e ricerca, che continueremo a investire".
Info utili
- Istituto: Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRCCS) – IFO
- Città: Roma
- Studi presentati:
- VOLGA (Tumore della Vescica), pubblicato sul New England Journal of Medicine
- PROTEUS (Tumore della Prostata), pubblicato su European Urology
- Contesto scientifico: Dati presentati all'ESMO (European Society for Medical Oncology)

