Cosa: Proiezione del documentario epico Black Lions, Roman Wolves diretto da Haile Gerima.
Dove e quando: Al Cinema Massimo, dal 4 al 10 novembre 2026.
Perché: Per riscoprire la storia della resistenza etiope all'occupazione italiana del 1935 attraverso un'opera corale che restituisce voce alla memoria africana.
Il cinema come strumento di resistenza e di rivendicazione storica trova la sua massima espressione nel nuovo e imponente lavoro del regista etiope Haile Gerima. Arriva in Italia il monumentale documentario Black Lions, Roman Wolves (titolo originale ጥቁር አንበሳ – የሮማ ተኩላ), un affresco cinematografico dedicato alla strenua lotta del popolo etiope contro la seconda invasione italiana del 1935. L'opera si pone come un tassello fondamentale per la comprensione delle dinamiche coloniali, offrendo una prospettiva profondamente radicata nella cultura e nella memoria di chi ha subito e contrastato l'aggressione.
Il documentario si ricollega idealmente al precedente lavoro del regista, Adwa: An African Victory (1999), che celebrava la storica battaglia del 1896 in cui l'esercito etiope sconfisse le truppe italiane. Con questo nuovo capitolo, Gerima affronta le conseguenze di quella sconfitta per il regime di Benito Mussolini, che nel 1935 lanciò una nuova e brutale campagna militare spinta da motivazioni propagandistiche e dal desiderio di vendetta.
La decostruzione della narrazione coloniale
L'obiettivo principale di Black Lions, Roman Wolves è ribaltare la narrazione fascista ed eurocentrica che per decenni ha dominato il racconto dell'occupazione. Haile Gerima compie un meticoloso lavoro di scavo, dando finalmente voce alla moltitudine di donne e uomini che, spesso a piedi nudi e con mezzi limitati, scelsero la via della resistenza clandestina. I "Leoni Neri" del titolo rappresentano proprio questo movimento di liberazione, contrapposti ai "Lupi Romani" delle forze di occupazione.
Attraverso le testimonianze raccolte, il film evidenzia come l'invasione non mirasse solo alla conquista territoriale, ma alla sistematica distruzione del patrimonio storico, culturale e spirituale dell'Etiopia. La pellicola denuncia l'uso di gas tossici e i massacri perpetrati dalle truppe guidate da figure come Pietro Badoglio e Rodolfo Graziani, restituendo dignità alle vittime e ai combattenti che la storiografia occidentale ha spesso marginalizzato o ignorato.
Un'opera monumentale tra memoria e folclore
Dal punto di vista strutturale, il documentario si presenta come un'opera epica della durata di circa nove ore. Il racconto è suddiviso in cinque capitoli distinti che tracciano l'evoluzione del conflitto e della resistenza. La narrazione non si affida esclusivamente ai documenti storici tradizionali, ma attinge a piene mani dal vasto patrimonio culturale etiope, mescolando immagini d'archivio con folklore, canti di guerra, poesie celebrative e tradizione orale.
Un ruolo centrale nella costruzione emotiva e narrativa del film è giocato dall'eredità del padre del regista, Ato Tafere Gerima, figura poliedrica di drammaturgo, folclorista, partigiano e guerriero. Il documentario include scene tratte dalle sue opere teatrali, come The Bell of Torment, che affrontano direttamente il trauma dell'invasione. Anche la colonna sonora, che fonde i suoni della natura con il battito dei tamburi, è stata realizzata con il contributo di Ato Tafere Gerima e la collaborazione di Merawi Gerima.
Il lungo viaggio per il recupero degli archivi storici
La realizzazione di Black Lions, Roman Wolves è il risultato di un'ossessione lunga trent'anni, come dichiarato dallo stesso regista. Una delle sfide più imponenti è stata la lotta per ottenere l'accesso ai filmati d'archivio, conservati quasi esclusivamente in Europa e negli Stati Uniti. Haile Gerima ha dovuto confrontarsi con il monopolio degli archivi coloniali, tra cui l'Archivio Luce di Roma, affrontando le difficoltà insite nel riappropriarsi di immagini originariamente prodotte con un intento propagandistico e razzista, per poi risignificarle attraverso lo sguardo del popolo oppresso.
Il film affronta anche il tema del furto del patrimonio culturale, simboleggiato in modo emblematico dalla vicenda dei monumenti. Il regista ricorda come il simbolo del Leone etiope fu trafugato e portato in Europa, mentre in Etiopia fu impiantato il simbolo della Lupa Romana, in un tentativo di cancellazione identitaria che l'opera cinematografica mira oggi a denunciare e correggere.
Scheda tecnica e ruoli
- Regia: Haile Gerima
- Co-Produzione: Haile Gerima e Shirikiana Aina Gerima
- Soggetto e sceneggiatura: Haile Gerima
- Riprese interviste: Girma Haile Michael, Augustino Cubano
- Montaggio: Haile Gerima
- Cast: Guerrieri etiopi (Arbenyas)
- Produzione: Negod Gwad Productions (Shirikiana Aina Gerima)
- Anno: 2026
- Paese: Etiopia/Usa
- Lingue: amarico, inglese, italiano
- Titoli delle cinque parti: The scar of Adwa; Invasion; Italian occupation; Guerrilla warfare; Victory.
- Durata: 536’ suddivisa in cinque parti
Info utili
- Date: Dal 4 al 10 novembre 2026
- Luogo: Cinema Massimo

