Cosa: Pubblicazione dello Smart City Index a cura del Centro di Ricerca Divulgativo di Rome Business School.
Dove e quando: Analisi delle città italiane ed europee, con dati diffusi nel 2025.
Perché: Per valutare l'impatto di economia, governance, mobilità e ambiente sulla reale qualità della vita urbana e sull'attrattività dei territori.
La geografia delle scelte abitative e professionali sta cambiando radicalmente. Il lavoro ibrido e la crescente attenzione alla qualità della vita spingono talenti e investimenti lontano dalle tradizionali capitali economiche, favorendo realtà capaci di coniugare innovazione e sostenibilità. È quanto emerge dallo Smart City Index elaborato dalla Rome Business School, uno studio che fotografa lo stato di salute dei centri urbani misurando sei dimensioni fondamentali: economia, governance, mobilità, ambiente, capitale umano e qualità della vita.
Il quadro che ne deriva restituisce un'Italia a due velocità, dove la ricchezza finanziaria non si traduce automaticamente in benessere diffuso, e dove le vere protagoniste della transizione urbana si rivelano essere le città di medie dimensioni.
Il trionfo dei centri medi e il paradosso di Milano
La classifica italiana è guidata da Trento, che conquista la vetta con un punteggio di 52,7. La città si distingue per un solido equilibrio tra servizi e vivibilità: vanta il 46% di verde urbano, un'eccellente qualità dell'aria con livelli di PM2.5 fermi a 12 µg/m³ e una mobilità efficiente che permette di percorrere dieci chilometri in soli 14,5 minuti. Alle sue spalle si posizionano altre realtà medie come Aosta, Bologna e Padova, che dimostrano come una scala urbana più contenuta faciliti l'integrazione dei servizi.
Diametralmente opposta è la situazione di Milano. Pur essendo la città più ricca d'Italia, con un PIL pro capite di 52,8 mila euro e un PIL complessivo di 228 miliardi, il capoluogo lombardo non riesce a entrare nella top five. A pesare sono i costi immobiliari inaccessibili, che toccano i 7.000 euro al metro quadrato richiedendo in media 19,5 annualità di stipendio per l'acquisto di una casa, uniti a un traffico congestionato e a un inquinamento critico. Come sottolinea Francesco Baldi, docente dell'International Master in Finance presso RBS: «Non basta avere un PIL elevato se il costo della vita riduce l'accessibilità. Non basta disporre di università di qualità se il mercato del lavoro non assorbe competenze. Non basta avere infrastrutture se la mobilità resta congestionata o l'ambiente urbano è fragile».
Roma e il divario digitale italiano
Anche Roma fatica a trasformare la propria mole economica in efficienza urbana. Nonostante un PIL di 163 miliardi di euro, la Capitale sconta criticità strutturali, in primis sul fronte degli spostamenti. I dati indicano che servono ben 30,8 minuti per percorrere dieci chilometri, e in quindici minuti si copre una distanza di appena 4,9 chilometri. A questo si aggiunge un punteggio di governance fermo a 44 punti, indicatore di una macchina amministrativa che necessita di una forte spinta verso la digitalizzazione.
Il report evidenzia inoltre un profondo divario nazionale proprio sulla governance digitale. Bologna rappresenta l'eccellenza con 72,1 punti e il 59,3% di utilizzo dei servizi digitali della Pubblica Amministrazione da parte dei cittadini. All'estremo opposto si trova Potenza, ferma a soli 16 punti, sebbene il capoluogo lucano compensi in parte con ottime performance ambientali. Valerio Mancini, Direttore del Centro e rappresentante della Consulta Roma Smart City Lab, chiarisce la natura del problema: «Il limite italiano è quindi soprattutto la difficoltà di convertire dotazioni economiche, universitarie, culturali e istituzionali in performance urbane integrate».
L'Europa corre più veloce
Allargando lo sguardo oltre i confini nazionali, il ritardo dell'Italia appare in tutta la sua evidenza. Nessuna città italiana riesce a posizionarsi tra le prime dieci d'Europa. La classifica continentale è dominata da Copenaghen, che con 63,2 punti stacca nettamente Trento di oltre dieci lunghezze, supportata da un PIL pro capite di 73,7 mila euro e da infrastrutture all'avanguardia.
Seguono centri come Amsterdam, Vienna e Berlino, capaci di creare ecosistemi dove la crescita economica non compromette l'ambiente o la mobilità. La sfida per il futuro è chiara. Francesco Baldi conclude ricordando che «le persone non scelgono più soltanto dove lavorare, ma anche dove vivere meglio. La città realmente intelligente non è quella che dispone semplicemente delle tecnologie più avanzate, ma quella che riesce a trasformare innovazione, sostenibilità e crescita economica in opportunità concrete per i propri cittadini».
Info utili
- Ricerca: Smart City Index elaborato dal Centro di Ricerca Divulgativo di Rome Business School.
- Dimensioni analizzate: Economia, governance, mobilità, ambiente, capitale umano e qualità della vita.
- Fonti dei dati: Eurostat, OCSE, ISTAT, Urban Audit, TomTom, EEA, QS Ranking, OECD PISA/INVALSI, Idealista, Numbeo, Commissione Europea.
- Metodologia: Misurazione tramite indicatori normalizzati su scala 0-100 con pari peso per le sei dimensioni.
