Cosa: La mostra internazionale d'arte contemporanea States of Uncertain Domesticities, dedicata al concetto di casa e abitare sotto una lente femminista e sociale.
Dove e quando: Al Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese, dal 19 settembre all'8 novembre 2026.
Perché: Per esplorare il significato dello spazio domestico tra memoria, identità, crisi ambientali e il dialogo inedito con la storia degli horti e della domus romana.
Il significato dell'abitare contemporaneo, le sue contraddizioni e le sue memorie approdano nella Capitale. Dal 19 settembre all'8 novembre 2026, il Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese ospita la tappa romana della mostra internazionale e itinerante States of Uncertain Domesticities. Dopo aver toccato importanti sedi europee come la Haus Kunst Mitte di Berlino e la House of Arts di Brno, il progetto espositivo si arricchisce di nuovi contenuti, ponendo la ricerca artistica contemporanea in un dialogo serrato con la storia e l'identità culturale di Roma.
Curata da Alba D’Urbano e Ada Lombardi, l'esposizione nasce da un interrogativo profondo e quanto mai attuale: cosa significa oggi sentirsi a casa? In un'epoca profondamente segnata da flussi migratori, emergenze ambientali, rapide trasformazioni sociali e una diffusa precarietà, la dimensione domestica viene indagata per comprendere se possa ancora essere considerata un luogo di protezione, di radici e di appartenenza.
L'abitare contemporaneo tra rifugio e precarietà
Il percorso espositivo trae ispirazione dalle fondamentali riflessioni filosofiche di pensatori come Gaston Bachelard ed Emanuele Coccia, affrontando il tema dell'abitare non come semplice fruizione di uno spazio architettonico, ma come un'esperienza complessa che intreccia la sfera fisica, emotiva, culturale e politica. La casa diventa così il luogo d'elezione della memoria, delle relazioni umane, della cura e della continua costruzione dell'identità personale e collettiva.
Un riferimento imprescindibile per lo sviluppo del progetto è la storica mostra Womanhouse, ideata nel 1972 da Judy Chicago e Miriam Schapiro. Quell'evento pionieristico affrontò per la prima volta il tema dello spazio domestico da una prospettiva dichiaratamente femminista, mettendolo in stretta relazione con il ruolo sociale della donna e con il lavoro di cura. Raccogliendo questa eredità, le opere in mostra esplorano la casa come rifugio e come corpo, affrontando tematiche urgenti come il rapporto con la maternità, la violenza domestica, ma anche la perdita della propria abitazione a causa di guerre, migrazioni e disastri ambientali. La riflessione si estende fino ad abbracciare i fenomeni di gentrificazione urbana e la necessità di pensare alla Terra come a una casa comune, richiamando la responsabilità collettiva verso il nostro pianeta.
Il dialogo con Roma: dagli horti alla domus
L'edizione romana di States of Uncertain Domesticities si distingue per il suo confronto diretto con l'identità storica e culturale della città. La riflessione sull'abitare viene infatti ampliata attraverso il richiamo a due archetipi fondamentali della classicità: la natura intesa come prima dimora dell'essere umano e la tradizionale domus romana. Il contesto stesso del Museo Carlo Bilotti, immerso nel verde di Villa Borghese, favorisce questa connessione naturale e architettonica.
Da un lato, gli horti delle antiche ville romane, storicamente concepiti come luoghi dedicati all'otium e alla contemplazione filosofica, vengono riletti come un rifugio privilegiato rispetto alle incombenze della vita pubblica. Questo archetipo diventa il punto di partenza ideale per interrogarsi sul rapporto odierno tra l'essere umano e l'ambiente circostante. Dall'altro lato, la domus viene interpretata come uno spazio stratificato di identità, memoria e dinamiche relazionali. Questi temi classici trovano una nuova voce e una veste contemporanea nelle opere delle artiste e degli artisti romani coinvolti nell'esposizione, creando un ponte ideale tra l'eredità culturale dell'Urbe e le urgenze del presente.
Le opere e gli artisti in mostra
L'esposizione, promossa da Roma Capitale e organizzata dal Comitato Roma Radici con il supporto di numerose istituzioni internazionali e accompagnata da un catalogo bilingue edito da Roma Radici Edizioni, si articola attraverso circa trenta opere. Il percorso si snoda tra video, pitture, sculture, fotografie e installazioni, utilizzando linguaggi che spaziano dal poetico al critico, fino a toccare registri ironici, per condurre il visitatore dal microcosmo intimo della casa alle grandi questioni macro-sociali.
Il progetto coinvolge artiste e artisti internazionali appartenenti a generazioni e contesti culturali differenti. Di seguito l'elenco completo dei partecipanti in mostra:
- Tina Bara (DE) e Alba D’Urbano (IT/DE)
- Ina Bierstedt (DE)
- Frauke Boggasch (DE)
- Libia Castro (ES) e Ólafur Ólafsson (IS)
- Primarosa Cesarini Sforza (IT)
- Kathryn Cornelius (US)
- Alba D’Urbano (IT/DE) e Andreas Grahl (DE)
- Maria Ezcurra (AR/MX)
- Inés Fontenla (AR/IT)
- Gluklya (RU)
- Thorsten Kirchhoff (DK/IT)
- Maud Kotasová (CZ)
- Loredana Longo (IT)
- Stefania Migliorati (IT)
- Daniela Monaci (IT)
- Cornelia Friederike Müller (DE)
- Anguezomo Nze Mba Bikoro (GAB/FR)
- Luana Perilli (IT)
- Nika Radić (HR)
- Suzanne Santoro (US/IT)
- Selma Selman (BA)
- Jakub Šimčik (CZ)
- Molly Soda (PR)
- Anna Witt (DE)
Info utili
- Luogo: Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese, Roma
- Date: Dal 19 settembre all'8 novembre 2026
- Curatrici: Alba D’Urbano e Ada Lombardi
- Catalogo: Edito da Roma Radici Edizioni (bilingue)
