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Il Museo Praz: la casa di una vita

museo_praz_collezione_cereRoma si sa è talmente ricca di musei, gallerie d'arte e fondazioni, che elencarle tutte risulterebbe quasi un'impresa. Ma c'è un posto, una casa addirittura, che riesce a racchiudere tutti questi luoghi di in un solo ambiente: è il museo Mario Praz.
Sorge nel cuore pulsante della capitale, a due passi da Piazza Navona e dal Pantheon, al terzo piano di Palazzo Primoli, nello stesso edificio in cui, a piano terra, ha sede il museo Napoleonico.
La casa- museo del celebre anglista, saggista e critico fiorentino, ha aperto al pubblico nel giugno del 1995, proprio in quella che fu l'ultima dimora del Praz prima della sua morte avvenuta nel 1982.

Anche se il suo cuore è rimasto per sempre in via Giulia, dove costruì il suo primo nido d'amore romano, accanto alla moglie, in quella che lui stesso reputava la via più bella e gloriosa di Roma; è proprio dall'appartamento di Palazzo Ricci che trasse lo spunto per scrivere "La casa della vita", ed è al numero 1 di via Zanardelli, in un appartamento messogli a disposizione dalla Fondazione Primoli,  che decise di conservare e mostrare al pubblico tutte le meraviglie racchiuse nella sua casa.
E' con la sua autobiografia, La casa della vita appunto, pubblicata nel 1958, che Praz racconta con minuzia di particolari tutto ciò che ha accumulato per anni nei dieci ambienti che compongono l'abitazione, all'interno dei quali trovano spazio oltre 1.200 pezzi d'antiquariato, tra sculture, dipinti, mobili ed elementi di arredo, da lui stesso scelti con cura ed esperienza presso gli antiquari di mezza Europa.
Ad ogni pezzo della sua collezione si ha il rimando ad un aneddoto o ad un prezioso momento della sua vita familiare o professionale, dagli anni in cui ancora viveva e studiava a Firenze, passando per quelli acquistati in Inghilterra in cui era docente di italiano all'università, fino al definitivo trasferimento a Roma per insegnare Lingua e Letteratura inglese alla Sapienza, a quelli dei suoi numerosi viaggi per studio o lavoro tra Austria, Francia, Germania, Russia e nord Europa, durante i quali la sua collezione fu arricchita e personalizzata.
Il valore di una simile collezione, che annovera tra gli altri, mobili del neoclassicismo inglese, bronzi francesi, malachiti russe, cristalli boemi, porcellane tedesche, dipinti ed acquerelli di molte città italiane ed europee, ritratti di potenti e di regnanti dai Borbone ai Bonaparte, potrebbe considerarsi inestimabile, anche se nel 1986, la collezione venne acquistata dai suoi eredi per 2 miliardi e cento milioni di lire e donata alla Galleria Nazionale di Arte Moderna.
Prima dell'apertura al pubblico la sovrintendenza ha difatti provveduto al restauro e alla catalogazione dell'intera raccolta e degli stessi ambienti di Palazzo Primoli, cercando di rispettare il più possibile l'originale disposizione di mobili e oggetti, pur adattati ad esigenze museali.
La visita all'interno dell'abitazione si snoda in alcuni dei dieci ambienti che la compongono; fin dall'ingresso ci si accorge di come in quella casa si fosse respirata un'aria sublime e di altri tempi, e sin da lì si può scorgere la magnificenza di quell'appartamento così speciale. Da questo ambiente si passa alla camera da pranzo, dalle quattro grandi porte, sulle tonalità del terracotta che, per dirlo con le parole di Praz, col giallo delle cornici delle porte e il violaceo dei cassettoni del soffitto, dà un'impressione calda e ricca.
E poi ancora, la camera da letto, di cui l'anglista dice: se, nell'ammobiliare la casa, io mi fossi accontentato dei mobili occorrenti e, come fan tutti, mi fossi fermato lì, avrei evitato quel senso di pletora che è avvertibile in tutto l'appartamento e in special modo in camera da letto. La saletta di passaggio era praticamente il corridoio che conduceva dalla sala da pranzo al salotto, e che contribuiva a fare della disposizione dell'abitazione, una disposizione a suite, che donava all'ambiente un effetto parata, simile a quello delle cabine di una nave. Ora tutti gli oggetti di quell'ampio ingresso sono racchiusi in uno spazio più piccolo che conduce agli ambienti principali.
La camera di Lucia, l'unica figlia, è forse quella che nel tempo ha subito più trasformazioni e che attira più di tutte l'attenzione, specialmente quella femminile. Inizialmente, ai tempi di via Giulia, fu il boudoir della moglie Vivyan, il che giustifica alcune scelte stilistiche; Lucia non visse mai nell'appartamento di via Zanardelli, poiché nata nel 1939, era già grande quando Mario Praz vi si trasferì. La sua stanza fu comunque riallestita allo stesso modo in cui Lucia l'aveva lasciata negli anni dell'infanzia vissuti  lontano da Roma, nel Sussex con la famiglia materna, compresa la culla in stile impero, il letto a baldacchino, le sua casa di bambole e i suoi giocattoli.
Il Salone fu un tutt'uno con lo studio privato del Praz, un luogo consacrato alle arti, l'ambiente perfetto in cui l'intellettuale amava lavorare.
Sarebbe impossibile descrivere a parole l'atmosfera e il valore palpabili tra quelle mura, capire come e perché Praz, durante la sua intera esistenza abbia raccolto, o accolto (che forse è il termine più adatto) migliaia di oggetti, da quelli enormi a quelli minuscoli; sarebbe difficile comprenderne il valore anche dal di dentro qualora non si conoscesse la figura dell'uomo e dell'intellettuale Mario Praz.  
Una visita al museo Praz è comunque indubbiamente un'esperienza emozionate ed unica nel suo genere, poiché permette al visitatore di ripercorrere attraverso la sua collezione materiale, i tratti spirituali di una delle figure più ricercate del secolo scorso.

Per info:

Via Zanardelli 1 – 00186 Roma (zona piazza Navona).
Palazzo Primoli, terzo piano (ascensore).
Accoglienza, guardaroba e materiale didattico: piano terra.
Tel. e fax: 06 6861089
E-mail: museopraz@museopraz.191.it
Ingresso disabili: via dei Soldati, 25; avvisare telefonicamente.
Linee bus: 492, 70, 628, 81 , 116
Metro Spagna (10-15 minuti a piedi)
Per prenotazioni e richieste visite guidate telefonare direttamente al museo.

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