Cosa: Messa in scena dello spettacolo teatrale Bella di Faccia, che affronta con cruda lucidità il tema dei disturbi alimentari e del rapporto con il corpo.
Dove e quando: Al Teatro Trastevere di Roma, in scena l'8 ottobre.
Perché: Per assistere a un monologo intenso, un atto di resistenza emotiva che usa metafore sceniche originali come il pluriball e i cubi per esplorare l'interiorità e l'emancipazione femminile.
Il peso dell'interiorità e la frattura identitaria
L'8 ottobre il palcoscenico del Teatro Trastevere di Roma accoglie Bella di Faccia, un'opera teatrale che esplora le profondità del disagio psicologico e fisico legato ai disturbi del comportamento alimentare. Al centro della narrazione troviamo la protagonista, una donna che sceglie di farsi chiamare "Anna", un nome falso e inventato per sfuggire a un'identità reale che le risulta insopportabile. Attraverso questo alter ego, lo spettacolo mette in scena il percorso di vita di una persona affetta da bulimia, costretta a dialogare costantemente con il proprio doppio oscuro che tenta di trascinarla verso il fondo.
Tra sarcasmo e una cruda poesia, "Anna" si mette a nudo senza alcuna concessione. Il palcoscenico diventa il luogo in cui vomita tutto ciò che ha ingoiato nel corso della sua esistenza: non solo cibo, ma anche insulti, paure e lunghi silenzi. La narrazione ripercorre i ricordi d'infanzia che hanno gettato le basi della sua malattia, analizzando il complesso rapporto con la famiglia, con la propria fisicità e con la sessualità. Nonostante il dolore, la sua storia è punteggiata da sprazzi di luce, rivelando lo spirito di una giovane donna che continua ad amare tenacemente la vita.
La visione registica: il corpo e lo spazio scenico
La regia e la drammaturgia, firmate da Francesca Romana Miceli Picardi, pongono il corpo della protagonista al centro assoluto della scena. Non si tratta di un corpo inteso come oggetto estetico, ma di un vero e proprio atto politico e poetico. È una fisicità che rifiuta di piegarsi ai canoni imposti, imponendosi invece per la sua presenza viva, piena e vulnerabile. Il riscatto della protagonista passa inevitabilmente attraverso la fatica fisica e la potenza necessaria per reggere un'intera ora di spettacolo, in cui l'attrice Laura Alferi si muove, si sposta e si trasforma, lottando contro l'invisibilizzazione.
Ad accompagnare questa partitura emotiva c'è una scenografia volutamente essenziale e spoglia, composta unicamente da cubi. Questi elementi geometrici si trasformano di volta in volta in ostacoli, rifugi, scale o precipizi, diventando la rappresentazione visiva dell'altalena emotiva che caratterizza chi convive con un disturbo alimentare. Le faticose salite, i crolli improvvisi e le stasi apparenti si traducono in movimenti nello spazio: la protagonista si arrampica, cade, costruisce e distrugge, trasformando ogni disposizione dei cubi in una mappa temporanea del proprio stato d'animo, senza seguire una linea narrativa tradizionale ma rendendo visibile un percorso interiore.
Il pluriball come metafora di prigionia e liberazione
Uno degli elementi visivi e simbolici più forti di Bella di Faccia è l'utilizzo del pluriball. Questo materiale, solitamente schiacciato per noia, per divertimento o per rabbia, diventa qui la seconda pelle della protagonista e la rappresentazione tangibile della sua interiorità fragile e piena di silenzi trattenuti. All'inizio dello spettacolo, "Anna" ne è completamente avvolta, chiusa in una sorta di bozzolo che funge da prigione trasparente. È una corazza che, se da un lato la protegge a suo discapito, dall'altro le impedisce qualsiasi contatto autentico con il mondo esterno, attutendo e comprimendo il rumore dei suoi passi, delle cadute e degli abbracci mancati.
Il percorso di emancipazione si compie attraverso un lento e inesorabile processo di svestizione. Strato dopo strato, il pluriball viene tolto, strappato e lasciato cadere. È la protagonista stessa, precedentemente schiacciata dal mondo esterno, a liberarsene. Nel finale, l'assenza di una catarsi rassicurante lascia spazio a una conquista ben più concreta: "Anna" rimane sola sulla scena, circondata dai cubi sparsi e dal pluriball a terra. È in piedi, esposta, nuda ma non più fragile, finalmente padrona del proprio corpo e della propria narrazione di fronte a una società che guarda i corpi femminili ma non li ascolta.
Info utili
- Spettacolo: Bella di Faccia
- Data: 8 ottobre
- Luogo: Teatro Trastevere, Roma
- Regia e drammaturgia: Francesca Romana Miceli Picardi
- Con: Laura Alferi
- Realizzazione grafica: Carlotta Di Lorenzo
- Produzione e collaborazione artistica: Compagnia la Clessidra
