Cosa: Mostra personale Iconografia dell'assenza dell'artista Marco Stefanucci.
Dove e quando: Von Buren Contemporary, Via Giulia 13, Roma. Vernissage 15 e 16 ottobre 2026, apertura fino al 12 novembre 2026.
Perché: Per esplorare la memoria e la condizione esistenziale attraverso una rilettura intima e contemporanea dei simboli classici del ritratto.
La scena artistica romana si arricchisce di un nuovo, intimo capitolo espositivo con l'inaugurazione di Iconografia dell'assenza, la mostra personale di Marco Stefanucci ospitata negli spazi della Von Buren Contemporary. Il progetto si configura come una profonda indagine visiva sulle proprietà simboliche del ritratto e sui labirinti della memoria umana, invitando il visitatore a un confronto silenzioso con le opere esposte.
Attraverso un linguaggio pittorico che unisce tecnica e introspezione, l'artista costruisce un percorso dove il non detto assume un peso specifico maggiore rispetto al palese, sfidando l'osservatore a decifrare un codice visivo antico ma rinnovato nella sua essenza contemporanea.
Il ritratto e la simbologia della memoria
Al centro del percorso tracciato da Marco Stefanucci emerge una figura femminile ricorrente, che assume il ruolo di voce narrante silenziosa dell'intera esposizione. Questa presenza si esprime non attraverso la parola, ma per mezzo di una codificata serie di elementi iconografici e allegorici, tra cui spiccano la colomba, il melograno, l'agnello e lo specchio.
Questi elementi, pur essendo profondamente radicati e centrali nella tradizione cristiana e religiosa, subiscono nelle tele di Stefanucci una radicale rilettura interpretativa. L'artista li spoglia della loro dogmaticità per caricarli di significati intimi, legati alla dimensione personale, al fluire inesorabile della memoria e alle complesse condizioni esistenziali che definiscono l'individuo contemporaneo.
La ripetizione rituale e l'atmosfera sospesa
Un aspetto fondamentale della grammatica visiva della mostra è la pratica della ripetizione. Questo approccio, che assume i contorni di un gesto quasi rituale, permette all'artista di valorizzare le minime variazioni dei dettagli, trasformando ogni opera nell'esito di una riflessione attenta e profondamente meditata.
Il messaggio di fondo delle opere non viene mai esplicitato del tutto. Esso rimane celato tra le pieghe dell'intangibile e della nostalgia, opponendo resistenza a un'interpretazione culturalmente univoca. Questa dimensione enigmatica pervade le raffigurazioni e amplifica il senso di silenzio apparente delle immagini, generando un'atmosfera sospesa che sfugge deliberatamente a una precisa collocazione spaziale e temporale.
Il dialogo con la tradizione e il percorso dell'artista
I lavori presentati in Iconografia dell'assenza instaurano un dialogo ininterrotto con la grande tradizione pittorica. Stefanucci guarda al passato non con intento nostalgico o imitativo, ma considerandolo una fonte primaria per una rielaborazione visiva. In questo modo, forme e riferimenti storicamente consolidati vengono ricontestualizzati all'interno di una prospettiva strettamente contemporanea e individuale.
Nato a Roma nel 1970, Marco Stefanucci si è formato nella Capitale diplomandosi in Grafica e conseguendo la Laurea in Storia dell'Arte Contemporanea presso l'Università La Sapienza. Nel corso della sua carriera ha esposto le sue opere in diverse nazioni, tra cui Italia, Francia, Belgio, Germania, Inghilterra e Lussemburgo.
Info utili
- Vernissage: Giovedì 15 e venerdì 16 ottobre 2026, dalle 18:00 alle 21:00
- Apertura al pubblico: Fino al 12 novembre 2026
- Orari: Martedì-sabato 11:00-13:30 e 15:30-19:30
- Dove: Von Buren Contemporary, Via Giulia 13, 00186 Roma
- Testo critico: Anna Gasperini
- Curatrice e organizzazione: Michele von Büren

