Cosa: Aumento dell'incidenza delle malattie invasive da pneumococco, con un'attenzione particolare alle fasce di età più vulnerabili.
Dove e quando: Dati su base nazionale e regionale aggiornati al rapporto dell'Istituto Superiore di Sanità pubblicato nel 2025.
Perché: Per sensibilizzare sull'importanza della prevenzione sanitaria e della protezione di bambini e anziani dalle infezioni respiratorie severe.
Lo Streptococcus pneumoniae, comunemente noto come pneumococco, rappresenta uno dei batteri più analizzati nella storia della medicina moderna. Isolato per la prima volta nel 1881, questo microrganismo è stato al centro di oltre un secolo di approfondite ricerche microbiologiche e cliniche. La sua caratteristica principale è la capacità di colonizzare in modo del tutto silenzioso le vie respiratorie degli individui, un processo che può iniziare fin dai primi mesi di vita.
Sebbene la scienza abbia classificato oltre novanta sierotipi differenti di pneumococco, soltanto una parte di questi possiede le caratteristiche necessarie per innescare forme di infezione invasiva. Quando il batterio riesce a superare le difese dell'organismo, può causare patologie severe che richiedono un'attenta gestione clinica e sanitaria.
I dati dell'Istituto Superiore di Sanità
L'attenzione delle istituzioni sanitarie si è recentemente concentrata sull'evoluzione epidemiologica di queste infezioni. Secondo l'ultimo rapporto di sorveglianza redatto dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS) e pubblicato nel 2025, basato sui dati del triennio 2022-2024, si osserva una progressiva ripresa dei casi. Dopo la flessione registrata durante gli anni della pandemia, l'incidenza della malattia invasiva da pneumococco è tornata a crescere, attestandosi su una media nazionale di 3,35 casi ogni centomila abitanti.
L'impatto della patologia non è tuttavia uniforme su tutta la popolazione, ma colpisce con maggiore durezza gli estremi anagrafici. Analizzando i dati relativi al 2024, si nota come tra gli individui over 64 l'incidenza abbia raggiunto gli 8,10 casi ogni centomila abitanti, un valore che supera del doppio la media nazionale e che evidenzia un trend in costante aumento dal 2022. Il picco massimo di vulnerabilità si riscontra però tra i neonati con meno di un anno di vita, dove il tasso sale a 8,41 casi ogni centomila abitanti.
L'impatto sui più piccoli e la situazione nel Lazio
La gravità dell'infezione nelle fasce pediatriche rappresenta una priorità clinica assoluta. A chiarire la portata del fenomeno è il Prof. Alberto Villani, Responsabile dell'Unità Operativa Complessa di Pediatria Generale, Malattie Infettive e DEA di II livello dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù: «Lo pneumococco può causare forme di malattia particolarmente grave e potenzialmente letale fin dai primi mesi di vita: neonati e lattanti sono infatti tra le fasce più vulnerabili alle forme invasive con il rischio, in alcuni casi, di conseguenze anche permanenti».
Il professore sottolinea inoltre l'importanza delle strategie di immunizzazione a livello regionale: «Per questo la prevenzione in età pediatrica è così cruciale». Proprio per arginare l'avanzata dello pneumococco Lazio e le sue strutture sanitarie stanno lavorando attivamente: come ricorda lo stesso Villani, la copertura vaccinale regionale nei bambini sta andando nella giusta direzione, pur sottolineando la necessità di continuare a impegnarsi per raggiungere livelli più elevati e omogenei, sfruttando le opportunità di prevenzione oggi disponibili.
Dinamiche di trasmissione e stagionalità
Comprendere i meccanismi di diffusione del batterio è fondamentale per arginarne la portata. L'infezione da pneumococco si trasmette principalmente per via aerea, attraverso il contatto diretto con le secrezioni respiratorie o la saliva di persone infette, ma anche tramite i portatori sani. Il microrganismo può infatti risiedere nella parte posteriore del naso e della gola senza generare alcun sintomo evidente. Se però invade siti dell'organismo normalmente sterili, può scatenare malattie batteriche invasive come meningite, batteriemia e polmonite batterica, fino a evolvere in sepsi nei casi più critici, compromettendo le funzioni vitali.
La circolazione dello pneumococco avviene durante tutto l'anno, ma registra un'impennata significativa durante i mesi invernali e all'inizio della primavera. Questo incremento stagionale è strettamente legato all'aumento delle occasioni di contatto ravvicinato in ambienti chiusi. La prevenzione non richiede la rinuncia alla socialità, ma piuttosto l'adozione di adeguate precauzioni sanitarie e una maggiore consapevolezza dei fattori di rischio, elementi essenziali per tutelare la salute pubblica e proteggere i soggetti più fragili.
Info utili
- Microrganismo: Streptococcus pneumoniae (isolato per la prima volta nel 1881).
- Fonte dati epidemiologici: Rapporto di sorveglianza Istituto Superiore di Sanità (ISS) 2025 (dati 2022-2024).
- Fasce a maggior rischio: Bambini sotto un anno di vita (8,41 casi ogni 100.000 abitanti) e adulti over 64 (8,10 casi ogni 100.000 abitanti).
- Patologie correlate: Meningite, batteriemia, polmonite batterica, sepsi.
- Stagionalità di picco: Mesi invernali e inizio della primavera.

