Domenica, 19 Maggio 2019

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Proverbi e modi di dire

E' noto che per conoscere un popolo lo studio della sua lingua è un percorso obbligato. Tanto più se questa lingua è un dialetto. Il proverbio diventa perciò un mezzo privilegiato per conoscere la "filosofia" locale, che trova origine in secoli lontani. Diventa più facile così capire le origini della scanzonata serenità da una parte e dell'amara rassegnazione dall'altra dei romani.

santiOvvero: Se Dio non vuole, i santi non possono

Sembra la dura legge del Cielo! Il significato diretto di questo antico proverbio è molto semplice. I più devoti si rivolgono spesso ai propri santi protettori per chiedere la grazia, ma i santi non sono altro che intermediari tra i credenti e l'Altissimo, e non possono fare niente più che intercedere, o perlomeno possono agire solo per conto di Dio. E quando Dio non è d'accordo? Beh, allora non c'è niente da fare!

Naturalmente questa interpretazione religiosa spicciola è solo per ridere. Il significato del proverbio è tutto rivolto a fatti molto più terreni e triviali.

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pigOvvero: quando il maiale rifiuta la ghianda significa che è sazio.
Proverbio simile a: Gallina che nun becca è ssegno ch'ha ggià beccato

Insomma Chi non mangia ha già mangiato, per dirla in altri termini.
E' uno di quei proverbi ricorrenti in tanti dialetti e con tante diverse metafore. Fa un po' da contrappeso, a quello del mese scorso, che recitava "Accosta er pane ar dente che la fame s'arisente". Logicamente avendo tutti la necessità di mangiare per vivere, se la fame non si fa sentire proprio, neanche di fronte a qualcosa di davvero succulento, e rifiutiamo un buon piatto, qualcosa sotto c'è! Ma, come già più volte ribadito, nel caso dei romani non basta essere nutriti per rifiutare il cibo, bisogna essere proprio strasazi e oberati da un pasto luculliano.
E qui direi che la figura del porco si addice alla situazione di più di quella della gallina. Volendo però, visto il genere, si potrebbe attribuire la figura del porco al vero buongustaio romano maschio e quella della gallina alla signora romana di buona forchetta. E a proposito di figura ... non so chi tra i due ci fa la peggiore!!!

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fameOvvero: Avvicina il pane al dente che la fame si risente. Insomma, altrimenti detto con un altro modo di dire, l'appetito vien mangiando.

Proverbio più che noto nella versione classica, un po' meno in quella romana, che risulta però, se me lo passate, più simpatica.
E' la descrizione di una vera e propria vignetta che si potrebbe rappresentare con la seguente situazione: il romano che rifiuta di partecipare alla solita abboffata lamentando una certa sazietà, nonostante l'aspetto, un po’ panciuto, che tradisce la sua abitudine a mangiare più del necessario in ogni occasione, insomma di buona forchetta ... l'amico che lo invita ad avvicinare un bel pezzo di pane, magari quello buono, fresco, appena fatto e croccante di Genzano, ai denti e, quindi, soprattutto al naso (organo essenziale per il risveglio dell'appetito) ... il profumino del pane che sale alle narici ... il sapore sapido che arriva al palato non appena il canino affonda nella crosta ... e BOOM, di botto, si apre lo stomaco. Sì insomma la fame si smuove all'improvviso e … non proprio inaspettatamente.

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olio_in_acquaLa verità è come l'olio, viene sempre a galla.

A parte la parola ojo (che sta per olio) non c'è nulla da spiegare in questo proverbio, ma c'è invece molto da dire. Anzi dire "molto" è decisamente riduttivo in questo caso, soprattutto considerando il semplice fatto che i più grandi filosofi si sono scervellati (ed hanno fatto scervellare noi) sul significato stesso della verità. Luminari, scienziati e (per dirla alla Bennato) dotti, medici e sapienti hanno affrontato le vie difficili della mente umana per cercare di dare un valore costante, obiettivo, unico a questa parola.

Naturalmente niente di tutto ciò viene preteso nelle poche righe che seguiranno, ma resta sempre un argomento affascinante quello della "verità", anche quando, come si presuppone nel proverbio citato, si parla non di verità assoluta, ma della assai più semplice verità dei fatti, o realtà. Anche in questo caso infatti la verità è sottoposta facilmente ad interpretazioni e influenze, è spesso opinabile e, purtroppo, corrotta.

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donkeyIl proverbio si può interpretare come "Chi è ostinato se la cava, chi scommette ci rimette". Intignarsi infatti ha il significato di intestardirsi, incaponirsi, visto in questo caso però in forma positiva, non come un cieco accanimento, ma come un costante perseguimento dei propri obiettivi, con insistenza e perseveranza.
Sbignare è invece un verbo che si trova in vari dialetti italiani, ma con significati assai diversi. Per esempio nel dialetto milanese assume il significato di "sbirciare", e quindi guardare senza farsi notare. Nel dialetto napoletano invece si usa con l'accezione di "andare via", come dire svignarsela insomma. Quest'ultimo significato è il più vicino a quello usato nel proverbio citato: "se la sbigna" quindi può significare letteralmente se la svigna, riesce a tirarsi fuori da una situazione difficile e ad andarsene senza conseguenze. Insomma, come detto sopra, se la cava.

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grugnoLa traduzione letterale è "a chi tocca non si arrabbi e non metta il broncio".
Il "grugno" è infatti il viso, o meglio il muso di un animale, imbruttito da una espressione di rabbia o minaccia. Perciò "ingrugnarsi" o "ingrugnirsi" assume il significato di fare una faccia brutta, un'espressione di rabbia e scontentezza, ovvero mettere il muso. Insomma si potrebbe anche tradurre con: se ti è andata male, ti è toccato questo triste destino o questa disgrazia, non prendertela e non mettere il broncio, rassegnati e vai oltre.

Questa espressione, tra il cinico e il consolatorio, sembra derivare da un antico gioco romano di carte detto "passatella", in cui chi perdeva non poteva bere per un giro se gli altri giocatori decidevano, del tutto arbitrariamente, che doveva essere così. Dato che chi veniva "condannato" a tale penitenza spesso ci rimaneva male, gli si diceva, appunto, "a chi tocca nun se 'ngrugna", intendendo che se a quel giro era toccato a lui al successivo sarebbe probabilmente capitato a qualcun altro, quindi era inutile perdere tempo ed energie a rimuginare sul fatto, tanto valeva proseguire col gioco.

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facciatosta2No, non è un proverbio da utilizzare per chiedere uno sconto al personal trainer che non vi potete permettere!
E' invece un modo di dire che rivela senso di dignità e conoscenza di povertà.
Si può facilmente interpretare con: meglio avere la faccia tosta che avere la pancia vuota, insomma morire di fame.

Come dire che, anche se la faccia tosta, o di bronzo se preferite, non è certo una bella cosa, anzi è qualcosa di cui ci si dovrebbe vergognare, perché spesso rivela una mancanza di correttezza, diventa comunque un fatto accettabile e, anzi, più che giustificato, di fronte alla fame o alla necessità di sopravvivere. Suona come un monito particolarmente attuale, e per niente retorico.

Insomma se chi ha la faccia tosta ha anche alle spalle una storia difficile, o vive una vita di stenti, o più semplicemente e, purtroppo, comunemente ha difficoltà ad arrivare a fine mese, il compito di chi, incontrandolo, non si trova altrettanto nei guai dovrebbe essere quello di comprendere e tollerare, anche se e quando il fastidio per quella faccia si fa sentire.

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cicoria_papaOvvero: la cicoria del Papa è come una medicina.

La "traduzione" stavolta non serve: a parte la "r" al posto della "l" come vuole la parlata strascinata e un po' pigra del romano, il resto del proverbio è in perfetto italiano corrente.

Eppure il significato di questo proverbio non è così immediato come sembra. Anzi si rivela piuttosto nebuloso. Si potrebbe pensare che il significato "nascosto" è il credere che ciò che cresce nel giardino di Sua Santità ha poteri miracolosi per la salute di chi ha la fede per crederci. O anche che ciò che arriva sulla tavola del pontefice, anche se si tratta di semplice cicoria, ha comunque un valore terapeutico, per il corpo e magari per l'anima.

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cleroOvvero: chi entra papa nel conclave, ne esce cardinale.

Il significato più immediato del proverbio è che non è mai il caso di essere certi della vittoria, fino a quando non si è ottenuta davvero. Ricorda un po' gli incontri di tennis più interessanti, quelli in cui il giocatore più alto in classifica entra strafavorito ed esce sconfitto dall'outsider dopo cinque ore di un estenuante match pieno di break. D'altra parte proprio nel tennis, si suole dire "non è finita finché non è finita"... la partita, si intende! In realtà nel mondo dello sport è spesso così, tanto che si ama alla follia la metafora sportiva per rappresentare simbolicamente la vita. Purtroppo non poche volte a torto.

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diavolettoOvvero: quando il diavolo ti lusinga, è segno che vuole l’anima.

Proverbio di facile interpretazione e di carattere (semi)religioso, come molti altri proverbi romani.
Ma anche scanzonato e sarcastico, come da consolidata tradizione popolare, che si potrebbe anche tradurre con un più laconico: non credere a chi ti fa tanti complimenti, non ci cascare con tutte le scarpe insomma, come recita un altro noto modo di dire.

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broken_heartOvvero: Meglio dolore provocato dalla borsa (o per meglio dire dai soldi, dalla povertà) che dolore provocato dal cuore (dall'amore).

Iniziamo il 2009 con un proverbio che ci sembra appropriato al periodo di crisi economica che stiamo affrontando e che, secondo le più diffuse stime attuali, continuerà almeno per tutto l'anno entrante. Visto che il peggioramento delle condizioni economiche dell'Occidente, e non solo, è inevitabile, ci sembra d'obbligo offrire un piccolo spunto di consolazione.

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euro_rotolaOvvero: i soldi sono tondi e rotolano.

Non si può dire con assoluta certezza se ciò che è racchiuso in questo proverbio è più una speranza o un timore. Certo dipende dai punti di vista. Può essere infatti usato come mero avvertimento, per chi è o almeno si sente ricco e al sicuro (in questo caso si dovrebbe dire quindi “i soldi sono tondi e rotolano via, lontano”), o come incoraggiamento, per chi invece fa fatica a pagare le bollette e spera in un cambiamento, magari in un nuovo lavoro o più direttamente in una vincita alla lotteria (in tal caso suonerebbe meglio dire “i soldi sono tondi e rotolano ovunque, quindi possono arrivare rotolando anche da te”). 

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istock_000004791061xsmallOvvero: “Non c’è più trippa per i gatti”.

Il significato di questo detto si può riassumere col concetto: per rimediare qualcosa ... vai a cercarlo altrove! Una volta diventato popolare, il proverbio non si può più riferire esclusivamente al cibo, ma in generale a qualsiasi forma di privilegio. E così viene utilizzato, senza troppi complimenti o premesse, dai romani DOC o acquisiti.

Insomma si potrebbe dire, se ci si volesse soffermare a ragionarci un po’ su: non c’è da stare allegri in questa situazione di penuria e bisogna rassegnarsi a trovare soluzioni alternative, a rivolgersi ad altri mezzi di sostentamento meno comodi, a non aspettarsi niente di regalato e pronto.

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Info testata

Il portale EZ Rome e' una testata giornalistica di carattere generalista registrata al tribunale di Roma - Numero 389/2008
Direttore responsabile: Raffaella Roani - ISSN: 2036-783X
Questo Periodico è associato all'USPI - PI 09041871006

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