Mercoledì, 16 Gennaio 2019

amazon prime video

Sport

Calcio sì, ma non solo! La Capitale offre eventi sportivi per tutti i gusti e le passioni. Il tifo è ammesso, ma il fair play è d'obbligo!

Con un autogol a 1' dalla fine ed un altro pizzico di fortuna (un'azione viziata da un doppio millimetrico fuorigioco, di Adriano e Simplicio) la Roma strappa a Cesena 3 punti pesantissimi che la tengono in piena corsa per un posto in Champions e, perchè no, anche per lo scudetto. In affanno in difesa, la squadra di Ranieri non ha brillato per fantasia in attacco. Menez e Totti si sono visti solo a sprazzi, Vucinic ha perso più tempo a capire che scarpini mettere e a discutere con la terna arbitrale che non a trovare la giusta posizione in campo. Malgrado ciò la squadra è riuscita comunque a produrre, in 45', almeno 3 limpide occasioni da rete che solo per un pizzico di imprecisione (di Perrotta, Totti e Vucinic) non si sono concretizzate. Nella ripresa la musica non è cambiata. La Roma, con il centrocampo eccessivamente intento a coprire la difesa, ha faticato a proporsi in avanti. E non è un caso che, per 35', la formazione giallorossa sia riuscita a impensierire solo una volta Antonioli, con un'azione personale di Menez. La svolta è arrivata con gli innesti, all'80', di Borriello e Adriano per Menez e Vucinic. Ranieri ha capito di dover vincere la partita di forza ed è stato premiato. La Roma ha infatti portato via i tre punti dal Manuzzi con una vera e propria azione in percussione: Borriello ha centrato di sinistro la traversa, sul tap-in Adriano ha calciato addosso a Antonioli e, sulla nuova respinta, Simplicio ha trovato la fortunosa svirgolata di Pellegrino per diventare match-winner. Bene così ma sul piano del gioco la squadra di Ranieri deve sicuramente migliorare.

Il giovane attaccante ceco trova un'altra rete da tre punti dopo quella di Firenze a inizio stagione: il suo gol stende la Sampdoria (1-0) e riporta i biancocelesti al secondo posto a pari punti con il Napoli. I primi quarantacinque minuti mettono a dura prova la resistenza al sonno degli spettatori: due squadre in emergenza difensiva (fuori Zauri, Lucchini e Gastaldello in casa Samp, "risponde" la Lazio con le assenze di Biava, Radu e Garrido) che finiscono per studiarsi, cercando timidi assalti soltanto da fuori area. Faticano soprattutto i padroni di casa, che cambiano modulo rispetto alle ultime uscite: il rombo di centrocampo costringe centralmente la squadra, l'unica emozione arriva in chiusura con Lichtsteiner che supera Ziegler - mano galeotta dell'esterno blucerchiato ad ammortizzare la discesa del connazionale - e sbaglia il cross. Fuori condizione e innervosito per la marcatura di Diakitè, Pazzini spara alle stelle la chance più nitida dell'intero incontro. Palombo scucchiaia centralmente, il numero 10 è solo davanti a Muslera: destro altissimo. La Lazio metabolizza la minaccia e cerca il riscatto con Zarate, uno dei migliori in campo. Mauri verticalizza per l'argentino, controllo e conclusione mancina dai 18 metri con la sfera che esce di un nulla. Gli allenatori iniziano a pescare dalle rispettive panchine: tempo per l'ingresso di Kiko Macheda, cresciuto in biancoceleste e chiaramente emozionato per il debutto nel "suo" Olimpico. Di Carlo sceglie anche il duo Poli-Mannini, Reja punta su Gonzalez e Kozak. Già al 35' il ceco manda in tilt la retroguardia doriana: Mauri si inventa un tacco volante per il centravanti, provvidenziale il tackle di Ziegler a chiudere una diagonale di fondamentale importanza. Minuto 39, il calo di concentrazione costa carissimo alla Sampdoria. Volta si perde il nuovo entrato che firma la sua seconda rete in campionato, nonché l'ottava su palla inattiva nelle ultime otto gare dei capitolini: il cross di Ledesma da destra trova la testa di Kozak, sul cui stacco Curci riesce soltanto a smanacciare. Rimangono dubbi sulla posizione di partenza dell'attaccante, forse in leggerissimo offside. E' comunque il colpo del ko: Lazio a quota 37, Samp ancorata a 26 aspettando sempre il recupero del derby contro il Genoa.

SAMPDORIA - ROMA  2-1

Nell'anticipo della 19ª giornata la Samp batte 2-1 la Roma. Il protagonista di giornata, in senso negativo, è Juan. Il difensore, partito inizialmente in panchina, entra nella ripresa e con due errori regala ai blucerchiati l'uno-due che condanna i giallorossi, andati in vantaggio nel primo tempo con l'enessima prodezza di Vucinic. Nella Roma De Rossi, non al meglio, si accomoda in panchina insieme con Totti. Al suo posto Brighi. Si rivede anche Burdisso, che prende il posto di Juan. In avanti Menez ad ispirare Vucinic e Borriello. Dall'altra parte Di Carlo non rischia Pazzini, che ha avuto qualche problema in settimana, in avanti largo a Pozzi e Marilungo. Il nuovo acquisto Macheda parte dalle panchina. L'avvio è tutto per i padroni di casa. I giallorossi non riescono a tenere palla e soffrono il pressing asfissiante dei blucerchiati. Al 10' Guberti mette dentro l'area un assist teso per l'accorrente Pozzi, che colpisce male da pochi passi. I problemi per la Roma arrivano soprattutto sull'out destro, dove Ziegler e Guberti mettono in difficoltà Cassetti. Ma la Roma ha in campo un giocatore che è in una forma strepitosa, Vucinic. Il montenegrino parte dalla destra, supera un difensore in dribbling, guarda al centro dell'area ma non c'è nessuno. Allora lascia partire un diagonale potente che beffa un sorpreso Curci. Roma in vantaggio al 17'. La Samp prova a reagire subito: bolide di Ziegler su punizione, palla fuori di poco. La rete galvanizza la squadra di Ranieri che ora fa girare bene palla, al contrario la manovra degli uomini di Di Carlo non è più fluida come prima. Il risultato è un'azione magnifica a tre, Menez-Vucinic-Borriello, che porta al tiro il bomber ex Milan: Curci mette in angolo con la punta delle dita. Nel finale del primo tempo la Roma reclama un rigore per un fallo di mano in area di Gastaldello, il direttore di gara assegna soltanto un corner. Poco prima del fischio dell'arbitro grandissima occasione per Pozzi che si ritrova solo davanti a Julio Sergio: il portiere prima respinge col corpo, poi con un allungo riesce a far sua la palla, negando all'attaccante una seconda opportunità. Si chiude così la prima frazione. La Roma si ripresenta in campo con Juan al posto di Mexes. Il francese avverte qualche problema muscolare e rimane negli spogliatoi per precauzione. La Samp inzia forte, come nel primo tempo. Guberti sulla sinistra è una spina nel fianco della difesa romanista. Marilungo ha una buona palla al centro dell'area, ma la retroguardia giallorossa riesce a respingere. Al 10' clamoroso errore di Juan: il brasiliano effettua un retropassaggio troppo debole, su cui si avventa Palombo. Julio Sergio lo stende. L'arbitro non ha dubbi: rigore ed espulsione del portiere. Ranieri richiama in panchina Menez per far entrare Doni. Pozzi trasforma il rigore: la Samp pareggia. Di Carlo a questo punto vuole provare a vincere e mette in campo Pazzini al posto di uno spento Marilungo. Le squadre a questo punto sono lunghe e ci sono occasioni da una parte e dall'altra. Al 32' è il momento di Macheda: il neo acquisto entra per Pozzi. Ed è proprio il giocatore proveniente dal Manchester Unted a sfiorare il gol: percussione dulla destra di Zauli, colpo di testa di poco a lato. Al 39' una nuova sciocchezza di Juan consegna il 2-1 alla Samp. Il difensore tocca male in area, arriva velocissimo Guberti che senza problemi beffa Doni. Borriello non ci sta e in dribbling prova ad involarsi verso l'area. Viene steso da Lucchini che si becca il secondo giallo, ma toglie all'attaccante la possibilità di pareggiare. Nei minuti finali rosso anche per Gastaldello. Ranieri prova a mettere dentro Totti come carta della disperazione, ma il risultato non cambia: la Roma cade a Marassi. 

LAZIO - LECCE  1-2

Carlos Grossmuller diventa l'uomo del destino. Il 27enne di Montevideo con un solo gol guasta la festa dei 111 anni della Lazio, regala al Lecce il primo successo della sua storia all'Olimpico contro i biancocelesti e sfata un tabù esterno infinito, che aveva portato ai salentini soltanto un punto nelle trasferte di questo 2010-11. I giallorossi sbancano meritatamente la capitale, senza perdersi d'animo dopo il momentaneo pareggio di Mauri e difendendosi con ordine una volta ritornati in vantaggio, sprecando anche le chance per allungare. Pochi minuti di sbandamento per poi riorganizzarsi: Gigi De Canio disegna un Lecce pressoché perfetto contro la confusione laziale. Grossmuller guastatore da intermedio sinistro, Tomovic ad occuparsi di Zarate per poi ripartire sull'out di destra, evidenziando le difficoltà difensive dei padroni di casa, letteralmente orfani dello squalificato Dias. Il 4-2-3-1 di Reja va in tilt praticamente subito, convincendo l'allenatore goriziano a passare al rombo di centrocampo. Al quarto d'ora Muslera deve salvare la propria porta per due volte in pochi secondi, il tutto dopo aver già sventato una minaccia portata dal giovane Bertolacci. Quando la Lazio va vicina al gol finisce per pagare dazio: Mauri sfiora l'angolo alto col mancino sfruttando un'uscita non straordinaria di Rosati, sul capovolgimento di fronte il destro di Jeda dal limite dell'area impatta il palo e poi la schiena di Muslera, in un effetto flipper letale per l'estremo uruguagio. In avvio di ripresa Mauri rimette in carreggiata i suoi. Punizione di Ledesma, offside di partenza del centrocampista brianzolo che dopo un paio di rimpalli stoppa con il fianco e batte l'incolpevole Rosati. E' qui che si materializza l'unico momento di vera sofferenza del Lecce, salvato proprio dal giovane portiere quando Zarate fallisce l'occasione per l'immediato raddoppio. Minuto dopo minuto i salentini ritrovano campo e fiducia. Al 22' Hernanes recupera su Jeda chiudendo una complessa diagonale: dopo neanche sessanta secondi si ritrova in panchina, lasciando il campo a Bresciano. L'Olimpico rumoreggia e si trova a tremare tre giri d'orologio più tardi: sospiro di sollievo griffato Lichtsteiner in tackle su Corvia. L'ultimo sussulto biancoceleste arriva al 27': corner di Zarate, traiettoria estremamente tagliata che supera Rosati e colpisce la traversa. Il contropiede ospite è da manuale: palla portata sull'esterno, cross al centro con Corvia che in uno contro uno taglia sul primo palo portando via Lichtsteiner. L'attaccante scuola Roma cicca il pallone che sfila sul destro di Grossmuller e il centrocampista ringrazia, battendo il suo connazionale Muslera che da quel momento in poi vede maglie giallorosse spuntare ovunque. Al 38' l'azione che fotografa il match. Quattro leccesi contro il solo Biava, chiamato agli straordinari da portiere aggiunto: doppio salvataggio sulla linea, su Jeda prima e su Grossmuller poi. Le mosse della disperazione di Reja si chiamano Kozak e Foggia: nulla di fatto, festeggia De Canio, gratificato anche dal simultaneo crollo del Brescia a Firenze.

ROMA - CATANIA  4-2

La Roma supera l'ostacolo Catania e rientra in zona Champions scavalcando la Juve. Un successo fondamentale macchiato, però, dalle sviste del guardalinee Musolino che ha convalidato due reti importantissime, quelle della rimonta giallorossa, viziate da due evidenti irregolarità: il 2-2 di Borriello è arrivato su un pallone di Riise che aveva già varcato la linea di fondo, il 3-2 di Vucinic nasce da una posizione di fuorigioco dello stesso montenegrino. Aiuti fondamentali che hanno evidentemente rimesso in piedi una Roma a cui la sosta natalizia ha decisamente nuociuto. Dalla squadra solida ammirata a Milano, la squadra di Ranieri si è ritrovata confusa e svagata, tanto da essere umiliata per un tempo da un Catania ottimamente organizzato. Pur andando subito sotto, trafitti dal solito Boriello, gli etnei, infatti, non si sono disuniti e hanno iniziato a pressare una Roma che si è eccessivamente adagiata, mettendo in mostra uno dei suoi atavici difetti. E così prima hanno pareggiato con uno stacco aereo di Silvestre, dominatore incontrastato, sulle palle inattive, dell'area giallorossa e poi con un perfetto contropiede di Maxi Lopez, innescato da Gomez. Ranieri ha capito l'antifona e, per svegliare la squadra, ha deciso di togliere il titubante Simplicio e il febbricitante De Rossi affidandosi alla concretezza di Greco e Perrotta. Mossa giusta perché la Roma ha ripreso il possesso del centrocampo. Anche se alla fine la differenza l'hanno fatta gli errori arbitrali, va sottolineato il decisivo apporto fornito alla squadra da Vucinic che, inserito appena a 10' dal termine, ha letteralmente spaccato in due alla partita. Primo perché ha dato a Borriello un fondamentale appoggio in più in area, secondo perché, con le sue accelerazioni, ha accresciuto la pericolosità offensiva della squadra, risvegliando anche dal torpore un Totti a lungo fuori dal gioco. Nel tentativo di rincorrere un Milan che non accenna a rallentare, il montenegrino potrebbe davvero recitare il ruolo dell'uomo in più.

GENOA - LAZIO  0-0

La partita delle rivincite finisce pari. Ballardini voleva battere la Lazio, parentesi peggiore della sua carriera da tecnico: Ledesma pregustava lo sgambetto all'allenatore che lo aveva escluso dalla rosa titolare, mentre Floccari e Biava intendevano colpire il Genoa che li aveva scaricati nello scorso gennaio. Tutto ciò si tramuta in uno 0-0 vibrante nella seconda frazione, col palo colpito da Hernanes a scatenare la furia dei rossoblù, respinta soltanto dalle parate di un ottimo Muslera. Il tecnico del Grifone scommette su Jankovic alle spalle di Destro e Toni, affidandosi a Kaladze per sostituire Ranocchia. Reja, squalificato, lascia nelle mani di Lopez il suo 11 tipo. Floccari ha la chance per il vantaggio dopo 120 secondi: sull'imbucata si ritrova solo davanti a Eduardo, il suo destro viene sporcato in corner dall'estremo portoghese. La parte del leone la fanno i centrali di difesa, almeno nei primi 45 minuti. Il georgiano del Genoa non concede spazi agli ospiti e di testa respinge una conclusione di Zarate diretta in porta, in casa Lazio al 39' Dias anticipa Toni di un soffio sul cross di Destro. La ripresa sembra seguire il copione iniziale, con i capitolini vicinissimi al vantaggio. Discesa centrale di Hernanes, botta di mezzo esterno ai 20 metri e palla che si schianta contro il palo interno. Tra il 10' e il 20' sale in cattedra Jankovic trascinando il Genoa. Il serbo impegna Muslera su azione al 12' e su punizione al 14', trovando sempre i pugni dell'uruguagio in risposta. Non potendo più mettersi in proprio, l'ex Palermo inventa per Marco Rossi: l'estremo laziale esce a valanga sul capitano rossoblù e salva i suoi. E' il punto più alto del match, che da lì in poi si incanala sui binari della noia, parzialmente scossa soltanto da una bell'azione di Destro: l'attaccante scuola Inter crossa per Toni, girata flebile del centravanti. Non c'è altro da segnalare: i capitolini vedono il Milan scappare, in attesa del Napoli impegnato in serata contro l'Inter. Il pari non serve nemmeno al Genoa, ancorato a metà classifica.

I capitolini dovevano vincere per volare a -3 dal Milan: nemmeno 120 secondi e la sfida si mette subito bene. Break di Rocchi - titolare per l'assenza di Floccari - e appoggio al limite per Hernanes. Il Profeta, alquanto ispirato, conclude di prima intenzione con un rasoterra mancino che si insacca nell'angolino basso alla sinistra del portiere sloveno dell'Udinese. La rete finisce per spiazzare i padroni di casa, in totale sbandamento da lì al 20esimo. Reja ridisegna i suoi con un 4-3-1-2 che avrebbe il compito di tutelare Diakitè, schierato esterno basso al posto di Radu. I fatti in realtà evidenziano ulteriormente il disagio del francese: all'11' tiene in gioco Di Natale sull'imbucata di Sanchez, il capocannoniere spreca. Minuto 13, dai e vai Isla-Sanchez-Isla con quest'ultimo che solo davanti a Muslera spara malamente a lato. Il ritorno al 4-2-3-1 rilancia i romani. Rocchi cerca e trova la profondità di Zarate, l'argentino chiude poco un diagonale respinto senza troppa fatica da Handanovic. E' il 25' quando Hernanes può far diventare straordinario il suo mezzogiorno: mancino violentissimo dai 22 metri, traversa piena. La chance più grande arriva in chiusura di prima frazione e nasce da un calcio piazzato per l'Udinese. La ripartenza laziale è fulminea, Rocchi si invola crossando per Lichtsteiner. Il mestiere dello svizzero non è quello di far gol e si vede: destro flebile che non spaventa più di tanto il numero 1 dei friulani, costretto ad una nuova parata sulla ribattuta di Hernanes. Chi sbaglia paga, il conto è salatissimo in avvio di ripresa. Di Natale mette in mezzo con l'esterno, Sanchez si getta senza palla in area e di testa fredda un Muslera incolpevole. Tale aggettivo non può essere invece accostato alla retroguardia capitolina, con Lichtsteiner e Diakitè piantati a terra sul traversone proveniente da destra. Per ironia della sorte sono gli altri due difensori a confezionare il gol del 2-1 al 7'. Sul corner di Zarate c'è la sponda di Dias per Biava: girata volante in area piccola e nuovo vantaggio. A questo punto sale in cattedra Muslera, protagonista assoluto nel bene e nel male. Straordinario all'8' sullo scavetto di Di Natale, disastroso subito dopo il quarto d'ora. Isla centra per Denis, in campo da qualche secondo: l'ex Napoli gira di testa il primo pallone toccato mentre l'uruguagio scivola sul piede d'appoggio limitandosi ad osservare la sfera che entra lentamente in porta. Il pareggio invece di gasare i friulani ha l'effetto contrario: Guidolin tira indietro i suoi lasciando il gioco in mano ai biancocelesti. L'ingresso di Kozak per Zarate scatena i fischi dell'Olimpico, Hernanes sfiora la doppietta con un destro deviato da un difensore prima e da Handanovic in angolo poi: è il preludio all'autogol decisivo che lancia la Lazio e tiene a 23 punti l'Udinese.

roma_scudetto_pMILAN - ROMA  0-1

La squadra di Ranieri passa al Meazza, si rilancia in classifica e riapre il campionato. Gol dell'ex nel secondo tempo, decisivo Menez, bene anche Adriano. Non è stata una bella partita. I palati fini in casi del genere si leccano i baffi ancor prima che si inizi. Un errore evidente già nel primo tempo, sostanzialmente tattico. Da parte romanista, si prova il sussulto maggiore alla lettura delle formazioni: l'assenza di Vucinic sembra lasciare spazio alla scelta scontata di Totti al fianco di Borriello. Invece Ranieri rispolvera Adriano lasciando il capitano in panca. Di sussulti in campo i giallorossi invece ne offrono pochi: piace la fase di contenimento, ma la produzione di gioco è quella che è: non c'è - ma è una scelta - il fosforo di Pizarro, sulla trequarti Menez si accende solo a tratti, di fatto Abbiati non vive preoccupazioni. Da parte milanista, qualcosa si più, se non altro a livello di occasioni, capitate alle punte. Robinho si costruisce la sua, saltando netto Mexes e piazzando un destro da golfista che lambisce il palo. Ibrahimovic invece dilapida: Boateng lo serve in profondità, lui elude il fuorigioco ma non l'intervento di Doni, agevolato da un tocco troppo lezioso. Sono due lampi, ma in generale la specularità dei moduli non sorride ad Allegri. Juan è un francobollo su Ibra, inoltre l'infortunio di Pirlo (dentro Seedorf) non è di quelli facilmente ammortizzabili in corso d'opera. Nella ripresa la Roma esce lentamente dal guscio. La crescita della squadra combacia con quella delle punte. Borriello ci mette sempre lo zampino. Nesta gli neutralizza un diagonale ravvicinato potenzialmente pericoloso, Abate invece gli apparecchia la rete decisiva: spunto e cross basso di Menez da destra, respinta del difensore, rimpallo beffardo su Borriello e rete. Bene anche Adriano. L'Imperatore non è un tornado quando si tratta di offendere, ma rientra spesso in mediana e difende molti palloni facendo salire la squadra. La reazione allo svantaggio ha il massimo acuto in un lancio di Seedorf, vanificato da Ibrahimovic che alza da pochi passi. Nel complesso però la manovra del Milan è troppo lenta, i giallorossi possono chiudere tutti gli spazi. Pochi minuti anche per Ronaldinho, che prova ad incidere con una rovesciata: palla alta, il sorriso resta malinconico.

Con il minimo sforzo la Roma piega un modesto e rimaneggiatissimo Bari e resta agganciata al treno Champions. Un successo senza brillare che conferma il momento involutivo della squadra giallorossa che stenta a ritrovare il bandolo della matassa sotto il profilo del gioco. Battere il Bari era un obbligo in vista del fondamentale impegno col Milan di sabato prossimo e la missione è stata compiuta. Ma di certo la squadra di Ranieri dovrà compiere un ulteriore salto di qualità se vorrà continuare a tenere il passo delle migliori. Per spiegare la facilità con cui la Roma ha vinto basta un dato: il Bari non ha mai tirato in porta e ha creato solo un paio di possibili pericoli. Davvero troppo poco per sperare di riuscire a portar via un punto dall'Olimpico. Ad evitare il peggio, se non altro, ha pensato Gillet che ha parato un rigore a Totti sullo 0-0 e, nella ripresa, ha vinto il duello a distanza con uno scatenato Menez respingendogli 4 conclusioni pericolose. Ranieri ha provato a rivedere l'organizzazione di gioco affidando il comando delle operazioni a Simplicio, affiancato da Brighi e Greco. Ma l'operazione è miseramente fallita. Il brasiliano non è mai entrato nel vivo del gioco, i suoi compagni di reparto si sono limitati a fare il compitino, più bravi in fase di non possesso che non in proposizione. Così la Roma, per passare, ha avuto bisogno di una palla inattiva, ottimamente sfruttata da Juan (ad onor di cronaca in lieve fuorigioco), bravo ad anticipare Gillet su una punizione-cross di un opaco Totti. Poi, nella ripresa, si è affidata esclusivamente all'inventiva di Menez, per una volta più attivo nelle vesti di stoccatore che non di rifinitore. Insomma Ranieri farà bene a rivedere qualcosa con serenità e a rilanciare al più presto il miglior Pizarro. La Roma non può farne a meno.

Reja e Delneri, anche un passato da tecnico e giocatore nella stessa squadra, si conoscono benissimo e non provano il giochino della pretattica. Tutto come te lo aspetti, in una scacchiera dai tanti duelli, i più interessanti concentrati su un'unica fascia: Krasic contro Cavanda (il sostituto di Radu), Sorensen contro Zarate. Sfide personali a parte, sono le giocate da palla inattiva a determinare il tabellino del primo tempo. Chiellini sfrutta la sua con un colpo di testa ravvicinato, la replica di Zarate, che su un errore di Storari in uscita (il peso dei tanti complimenti si fa sentire) pareggia con un destro in mischia. Riduttivo però condensare il primo tempo sui gol. Succedono parecchie altre cose. La Juve sciorina una manovra tutto sommato all'altezza: le percussioni a destra, alternate ai tagli per vie centrali di Krasic, creano parecchi problemi alla retroguardia della Lazio. Il serbo incide quando conclude in prima persona (pallonetto con palla alta di poco), ma spesso il beneficiario delle sue giocate è Quagliarella: la punta una volta non inquadra la porta, un'altra trova il corpo di Biava sul destro a colto sicuro. Inoltre ci sono le battute di Aquilani: palla stampata sulla traversa su punizione e sollecitazione dei riflessi di Muslera con un destro dalla distanza. La Lazio comunque non fa da spettatrice. I romani dettano i ritmi del gioco, poi accelerano improvvisamente: un contropiede uno contro uno Floccari-Bonucci, con destro appena fuori misura, la migliore chance. La ripresa, almeno per trequarti, fornisce meno emozioni. Strategicamente, Delneri mostra più voglia di vittoria con l'inserimento di Pepe per Marchisio, mentre è nella norma il cambio di Quagliarella con Del Piero. In realtà Muslera deve fare attenzione solo sulle battute dalla media distanza di Pepe e Aquilani. Reja non muta atteggiamento, anche se la Lazio sembra uscire bene nel finale: Zarate conclude debolmente da ottima posizione, imitato poco dopo da Hernanes. Sembrano gli ultimi fuochi, il pari sembra ormai scolpito, poi Sissoko, entrato da pochi minuti, inventa un cambio di gioco che Krasic trasforma in oro.

roma_scudetto_pAl Bentegodi  di Verona il terreno di gioco è praticabile a malapena: la sabbia è stata sparsa sul campo per asciugare alla meglio il fango prodotto dalle precipitazioni. L’effetto della sabbia non aiuta il gioco dei 22, forse l’unico che si trova a casa è proprio il brasiliano Simplicio, che infatti va a segno due volte nel primo tempo, al 26’ e al 44’, al termine di un’azione iniziata da Adriano.

Nel secondo tempo il Chievo entra in campo  deciso a rimontare mentre la Roma sembra appagata, atteggiamento che le sarà fatale. Granoche, entrato al posto di Marcolini, determina il gol del 61’ con un assist a Moscardelli, che però fa la minima parte: solo un potente sinistro, ma è Julio Sergio a fare un colossale errore che manda la palla in rete. La Roma continua a subire e a lasciare spazi finché all’83’ Granoche mette in rete la palla del pari. Al 90’, con i giallorossi ormai in 10 per una reazione eccessivamente nervosa di De Rossi che viene espulso, il Chievo sfiora persino il gol della vittoria, scongiurato da una bella parata di Julio Sergio e dall’intervento di Mexes su Pellissier.

La Roma, senza Totti, Borriello e Menez in tutta la partita per una originale scelta di Ranieri, si riprende ma regge solo un tempo, poi smette di giocare. Ci sono ancora infortunati importanti, ma qualche cambio più oculato forse avrebbe aiutato la squadra capitolina a portare a casa una vittoria non impossibile.

lazio_scudetto_pDopo il volo, ormai consueto, dell’aquila all’Olimpico la Lazio parte subito bene. E l'Inter male. Raramente e a fatica si avvicina alla porta avversaria. Al 27’ arriva il vantaggio biancoceleste su angolo di Zarate: Floccari non riesce a mettere in rete con Cambiasso che salva sulla linea, ma la palla finisce contro Biava che di fianco segna l’1-0, punteggio su cui si chiude il primo tempo.

Alla ripresa l'Inter comincia in attacco, ma alla prima ripartenza della Lazio, al 7’, subisce il secondo gol con Zarate su cross di Hernanes. Al 9' Muntari viene sostituito dal giovane Alibec, ma prende male la decisione di Benitez e fa una brutta e poco opportuna. Finalmente al 29’ l'Inter accorcia le distanze con Pandev su cross di Sneijder. I neroblu sembrano risvegliarsi e mettono in difficoltà la Lazio, incredibilmente, per una quindicina di minuti, ma la Lazio non si lascia intimidire e al 44’ guadagna una punizione. La batte Hernanes, Santon la devia col ginocchio e la palla si infila nella rete dell’Inter per la terza volta.

Un Hernanes in giornata ha trascinato la Lazio in questa vittoria guadagnata certo, ma anche permessa da un’Inter è a tratti davvero irriconoscibile.

La Lazio frena la corsa verso il Milan: colpa e merito di un Catania che impone il pari (1-1) ai padroni di casa. Siciliani chiusi in difesa, pochi spazi per i laziali e risultato che lascia la Lazio a tre punti dai rossoneri. La Lazio perde l'occasione di avvicinare il Milan. La squadra di Reja non va oltre l'1-1 all'Olimpico con il Catania e anzi rischia a tempo scaduto la beffa. La Lazio vuole la vittoria e comanda da subito il gioco andando vicina al vantaggio al 15' con Hernanes: cross di Ledesma da sinistra, il brasiliano stoppa di petto e tenta il tocco mancino sull'uscita di Andujar che esce di poco. Al 18' è il portiere dei siciliani a salvare su Floccari, mentre due minuti dopo viene annullato, giustamente, per fuorigioco, un gol di Biava. La squadra di Reja sembra padrona del campo e prova a trovare la via della rete con Mauri e Zarate su punizione, ma viene punita al 44' da Silvestre. Corner di Llama da sinistra, il difensore sovrasta il suo diretto avversario Biava e schiaccia di testa nell'angolino basso: imparabile per Muslera. Passano però solo due minuti e i biancocelesti pareggiano con Hernanes. Al 46' nessuno esce sul brasiliano che fa 25 metri palla al piede e dal limite dell'area fa partire un destro violentissimo sul quale Andujar si distende ma non riesce ad opporsi. La ripresa si apre con un numero di alta classe di Zarate che in un fazzoletto si destreggia a mette la palla sotto la traversa, ma Andujar ci arriva e manda in angolo. Il match prosegue col copione del primo tempo: Lazio all'attacco e Catania con 10 uomini dietro la linea del pallone con qualche puntata in contropiede. Al 31' è ancora Zarate con un tiro a giro a sfiorare la rete del vantaggio. I biancocelesti chiudono in attacco e nel minuti finali ci provano ancora con Foggia ed Hernanes senza riuscire a battere Andujar. Al 5' minuto di recupero Hernanes chiede un calcio di rigore, l'arbitro non lo concede e il Catania parte in contropiede, ma spreca con Potenza un'occasione incredibile per vincere la partita.

La Roma soffre ancora in trasferta e torna dalla Sicilia con un passivo pesante: 3-1 che non ha attenuanti. Palermo superiore praticamente in tutte le zone del campo e Delio Rossi ha sconfitto Ranieri anche nella tattica. I rosanero hanno contenuto bene i primi minuti della Roma che ha cercato subito con convinzione la rete, poi hanno colpito con una discreta facilità prima con Miccoli, poi con Ilicic (il migliore in campo) e infine con Nocerino. Colpevole una difesa giallorossa non certo irresistibile. Il passivo poteva essere ancor più pesante ma Julio Sergio ha sventato almeno altre due conclusioni palermitane indirizzate in fondo al secco. Poco incisivo in attacco Totti (fischiato in continuazione dai tifosi palermitani) e quasi invisibile Boriello quasi mai messo nelle condizioni di far paura. Mai in partita De Rossi, A pochi secondi dalla fine dell'incontro, Totti ha segnato la rete romanista tornando al gol su azione. La Roma del primo tempo, aiutata anche dal vento che spinge il pallone verso l'area del Palermo, cerca la porta. Manca però la precisione ed i padroni di casa vanno al riposo in vantaggio, come contro l'Inter. Nella ripresa, si aspetta la rabbia dei giallorossi che, invece, fra il 5' ed il 7' rischiano ancora, sui contropiede di Pastore e Miccoli. Poco dopo il quarto d'ora, Ilicic chiude il conto, poi ci pensa Nocerino ad arrotondare. La Roma subisce e si limita ad un lungo palleggio per linee orizzontali, rischia di subire altre reti ed alla fine trova il gol con Totti, lanciato in posizione dubbia da Cicinho. Il capitano giallorosso non segnava dalla scorsa primavera su azione, ma questo non basta a lenire le ferite di una serata comunque da cancellare. Ed in fretta.

Un punto che accontenta tutti e nessuno: Parma e Lazio lasciano il Tardini con la netta sensazione di aver ottenuto meno del dovuto. I padroni di casa recriminano per il vantaggio sfumato in chiusura di prima frazione a causa di un autogol, gli ospiti fanno la partita, sprecano tanto soprattutto in fase di ultimo passaggio e tornano a Roma con un pareggio che poteva essere tranquillamente una vittoria con un pizzico di precisione in più. Un infortunio può cambiare l'andamento di un incontro anche in positivo per chi lo subisce: Marino perde Morrone dopo 20 minuti ma al suo posto entra l'ottimo Angelo. Il brasiliano si piazza sulla corsia di destra e al 23' inventa il cross giusto per la testa di Crespo: colpevole Radu per la mancata chiusura sull'esterno, incolpevole Muslera, costretto ad ammirare lo splendido movimento di "Valdanito", mortifero nella spizzata che bacia il palo lontano prima di spegnersi in rete. La Lazio potrebbe impattare al 31' ma Mauri è in netta flessione atletica e si vede: il centrocampista brianzolo si fa rimontare da Lucarelli - il migliore in campo - e l'occasione sfuma. I capitolini iniziano a spingere, al 40' sembrano poter trovare la via della rete. Tre contro due condotto da Hernanes, il brasiliano ignora Floccari e libera il destro dal limite: Mirante smanaccia, Zarate si avventa per il tap-in e con lo scavetto supera l'estremo crociato, salvato soltanto dall'intervento in stereofonia di Paci e Antonelli, provvidenziali sulla linea di porta. Il quarto uomo segnala tre minuti di recupero, l'ultimo è quello giusto per gli ospiti: Lichtsteiner trova il cross da destra, Radu è solo sul secondo palo ma il suo tocco è messo in corner da Angelo. Sugli sviluppi del corner Floccari spizza un pallone che si impenna dopo aver colpito la testa di Antonelli: traiettoria beffarda che vola sotto l'incrocio, Mirante deve arrendersi. Dal tunnel esce un'ottima Lazio. Dopo soli tre giri d'orologio Hernanes potrebbe mandare Floccari in porta ma ci pensa troppo e quando opta per l'assist è troppo tardi. Al 10' ci prova Zarate: Mirante respinge, fondamentale l'estirada di Paci ad evitare il tap-in del "Profeta" biancoceleste, vicinissimo al vantaggio a ridosso del quarto d'ora. Mancino non potente ma preciso, il cuoio sfiora il palo e termina sul fondo. Reja invece di accelerare decide misteriosamente di amministrare i ritmi del match, inserendo Ledesma e Rocchi al posto di Hernanes e Zarate: l'unico brivido è un altro tre contro due condotto malissimo dai romani, con Lichtsteiner che prova un destro velleitario invece di servire Mauri tutto solo. Il Parma muove la classifica andando a quota 15, i capitolini vedono il Milan scappare a +3 mentre le altre, Juventus e Roma su tutte, iniziano a farsi minacciose.

Un gol meraviglioso del francese e una rete del centravanti lanciano I giallorossi ai vertici della classifica. Udinese penalizzata con un gol regolare annullato a Denis. Espulso Burdisso. Un gioiello di Jeremy Menez lancia la Roma verso il settimo risultato utile consecutivo e verso il momentaneo terzo posto in classifica. Borriello fissa il risultato finale sul 2-0 contro una Udinese comunque combattiva e anche penalizzata dal guardalinee Grilli che ferma Di Natale solo davanti a Julio Sergio per un inesistente offside e poi annulla un gol regolare a Denis nei minuti di recupero. Ranieri, privo degli infortunati De Rossi, Perrotta, Taddei, Riise, Okaka e con Pizarro non al meglio in panchina, propone dal 1' Castellini come terzino sinistro. In mezzo al campo ci sono Brighi, Greco e Simplicio mentre Menez ha il colpito di inventare con Totti e Borriello in attacco. Guidolin ripropone l'Udinese vittoriosa 4-0 domenica scorsa contro il Lecce, con l'unica novità di Pinzi al posto di Sanchez. Gli ospiti partono decisamente bene insidiando la porta giallorossa. Già al 4' Domizzi scheggia la traversa con una girata da fondocampo; al quarto d'ora Julio Sergio si oppone a una conclusione del mobilissimo Di Natale. Ma la vera occasione è al 16' quando Floro Flores colpisce a botta sicura dai 12 metri e il portiere romanista si supera deviando in corner. La Roma risponde con Totti che impegna Handanovic al 20' (e qui c'è il primo errore del guardalinee Grilli che assegna un angolo alla Roma quando invece sarebbe stata giusta una rimessa dal fondo per l'Udinese) mentre la ribattuta di Juan viene deviata provvidenzialmente in corner dalla difesa bianconera. La svolta al match avviene dal 24': Menez conquista palla a centrocampo e avanza. Giunto al limite dell'area fa secchi in dribbling due difensori e poi conclude con uno stupendo destro a giro sul secondo palo firmando l'1-0. L'Udinese accusa il colpo e l'unica reazione degna di nota è di Di Natale, ma Julio Sergio lo chiude in uscita deviando coi piedi la conclusione di Totò. Poi la Roma controlla il vantaggio sino al 45'. All'inizio della ripresa, finalmente Guidolin fa entrare in campo Sanchez levando uno spento Inler. Il cileno porta vivacità alla manovra bianconera e a fine gara risulterà il migliore in campo dei suoi. Grilli ne combina un'altra al 4' quando ferma Di Natale tutto solo verso la porta giallorossa per un fuorigioco che non c'è. E la Roma, cinicamente, chiude la partita all'11': palla a Borriello al limite dell'area, spalle alla porta. L'attaccante difende la sfera da Domizzi, avanza e con un rasoterra di sinistro insacca. Inizia poi la girandola dei cambi da parte dei due allenatori. L'Udinese coraggiosamente non molla e ci riprova un paio di volte ancora con Floro Flores ma Julio Sergio è insuperabile. Al 36' viene espulso Burdisso per una spinta ai danni di Domizzi: troppo severo Orsato in questa occasione. Ma il direttore di gara stasera è penalizzato dal guardalinee Grilli che, dopo i fatti già citati, chiude in bellezza in pieno tempo di recupero segnalando un inesistente offside di Denis. Il gol dell'attaccante era regolarissimo.

Con un gol per tempo dei due attaccanti i biancocelesti tornano alla vittoria ridimensionando gli azzurri, al primo stop esterno in campionato. Con un colpo di spugna, la Lazio cancella la settimana terribile del derby e torna al successo a spese del Napoli riprendendo la bella corsa al vertice. Un successo nettissimo, frutto di un'evidente superiorità tecnico-tattica da parte dei biancocelesti che non hanno davvero penato per venire a capo di una squadra apparsa eccessivamente remissiva. Il Napoli fa decisamente due passi indietro: per la prima volta cade lontano dal San Paolo e per la prima volta non segna. Ma quello che soprattutto non è piaciuto degli azzurri è stato l'atteggiamento. Hanno lasciato sempre l'iniziativa nelle mani dei Laziali, anche una volta passati in svantaggio. E' mancata, probabilmente, la regia di Gargano ma non può bastare l'assenza di un singolo a giustificare una prestazione collettiva al di sotto delle aspettative. Zarate è comunque stato l'uomo in più della Lazio, che ha sbloccato il risultato al 15° del primo tempo, ha colpito una traversa e ha fatto l'assist per Floccari che ha raddoppiato al 61°, oltrechè mettere in crisi la difesa del Napoli per tutta la partita. Reja ha dichiarato che ci vorrebbe sempre uno Zarate così, ma purtroppo quello che manca di solito all'Argentino è proprio la continuità.

Una delle sfide storiche del campionato italiano finisce in parità con un gol per parte che accontenta tutti e non accontenta nessuno. Fa più gioco la Roma, nel primo tempo, che però soffre molto sulle accelerazioni della Juve, soprattutto sul versante destro: da una di queste è nato il vantaggio, siglato da Iaquinta su pregevole assist di Aquilani. Il pari dei giallorossi a tempo scaduto: fallo di mano di Pepe in barriera su punizione di Totti, successivamente freddo nella trasformazione del rigore. Nella ripresa, sostanzialmente, si ripete il primo tempo con la Roma che cerca di controllare con il possesso palla e la Juve che cerca di ripartire in velocità per raddrizzare la partita e nella seconda metà del secondo tempo riesce anche a chiudere in difesa la Roma, ma alla fine rimane tutto invariato e si va negli spogliatoi con l'1-1.

roma_scudetto_plazio_scudetto_pE sono tre. Claudio Ranieri si conferma l'ammazza-Lazio vincendo il 3° derby consecutivo. La Roma prosegue così la sua bella striscia e condanna i cugini a una sconfitta che, pur non togliendogli il meritato primato, ne rallenta, di fatto, la fuga. Un successo figlio degli episodi (due rigori) ma anche di un atteggiamento fin troppo prudente da parte della capolista che, in pratica, ha regalato quasi un'ora ai rivali prima di iniziare ad attaccare come sa. Nella Lazio sono mancati principalmente gli automatismi di gioco ed ha faticato molto più del solito ad arrivare negli ultimi 20 metri. Meglio la Roma con buoni scambi in attacco tra Vucinic, Menez e Borriello anche se una difesa un pò ballerina fa stare sempre in apprensione. I due gol della Roma, segnati entrambi nel secondo tempo e su rigore, hanno consentito a Borriello di segnare il suo primo gol nel derby di esordio, mentre hanno consentito a Vucinic di segnare il suo settimo ai cugini. Per la Lazio si è trattato comunque anche di una giornata poco fortunata, con un palo e due rigori negati, ma alla fine la Roma ha meritato di vincere per aver osato di più.

Un capolavoro del difensore brasiliano Dias regala a Reja i tre punti sul Palermo: i capitolini volano a +4 sull'Inter. Buona comunque la prova dei rosanero, con Muslera costretto in diverse occasioni a salvare il risultato. Espulso Biava, che salterà il derby. Non è la Lazio di Maestrelli e nemmeno quella di Eriksson ma i ragazzi di Edy Reja ci hanno preso gusto: i capitolini espugnano un campo a dir poco complesso come quello di Palermo, garantendosi almeno altre due settimane di vetta solitaria. E' stato probabilmente il successo più complicato tra quelli arrivati in questo avvio di campionato, complice un assalto prolungato dei rosanero, agevolato anche dall'espulsione di Biava che ha reso incandescente il quarto d'ora finale. Nascondersi ancora inizia a diventare difficile ma Edy Reja mantiene il profilo basso anche dopo il successo di Palermo. "Stiamo facendo ottimi risultati, la squadra oggi ha dimostrato carattere, soffrendo tanto in inferiorità numerica. Abbiamo bisogno di terminare il girone di andata per capire che tipo di campionato sarà il nostro".

Sostieni i progetti di CESVI Onlus, combatti la fame e povertà nei paesi più poveri del mondo.
Ti preghiamo solo di ricordarlo nelle ricorrenze importanti scegliendo i regali solidali di CESVI, oppure le bomboniere CESVI, tra cui le bomboniere cresima solidali e i sacchetti portaconfetti per rendere l'evento ancora più speciale.

Info testata

Il portale EZ Rome e' una testata giornalistica di carattere generalista registrata al tribunale di Roma - Numero 389/2008
Direttore responsabile: Raffaella Roani - ISSN: 2036-783X
Questo Periodico è associato all'USPI - PI 09041871006

Info contenuti

Non si dà nessuna garanzia sulla correttezza delle informazioni e si invita esplicitamente a verificarne l'attendibilità con mezzi propri.
creative commons
This opera by Ez Romeis licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License.