Giovedì, 17 Agosto 2017

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Proverbi e modi di dire

E' noto che per conoscere un popolo lo studio della sua lingua è un percorso obbligato. Tanto più se questa lingua è un dialetto. Il proverbio diventa perciò un mezzo privilegiato per conoscere la "filosofia" locale, che trova origine in secoli lontani. Diventa più facile così capire le origini della scanzonata serenità da una parte e dell'amara rassegnazione dall'altra dei romani.

carboneOvvero: Il carbone o tinge o scotta

Il senso di questo proverbio si può riassumere più o meno così: un delinquente o ti fa diventare come lui o ti punisce. E’ uno dei proverbi meno noti. Un modo di dire che raramente si sente. Eppure il concetto che esprime è semplice e molto efficace, colpisce con precisione nel segno, come la maggior parte dei detti popolari.

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chimenaOvvero: chi picchia per primo picchia due volte.

Di questi tempi, i tempi del polically correct e del fair play, non è nemmeno concesso dirla una cosa come questa: è rude e … maleducata! Certo, le buone maniere, le convenzioni e, soprattutto, le ipocrisie a cui siamo ormai più che assuefatti, impongono di mostrare il contrario. Eppure, proprio di questi tempi il concetto espresso da questo proverbio è, almeno metaforicamente, molto applicato.

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partiOvvero: chi fa le parti si prende la parte migliore

Evidentemente il tristemente noto conflitto di interessi è antico quanto il mondo! Sembra infatti proprio parlare di questo il vecchio proverbio romano sopra citato. L’istinto alla sopravvivenza da cui prende origine l’egoismo è radicato come, appunto, solo un istinto può essere nella natura umana. E’ perciò naturale conseguenza che chi ha il potere di fare le parti, o almeno di controllare chi le fa, tenda a guardare i propri interessi innanzitutto… quando ce ne sono.

La natura porta però a girare il timone quando, grazie ad una visione un po’ più ampia possibile solo grazie all’intelligenza ed alla capacità astrattiva, risulta evidente che il proprio interesse trae vantaggio anche dall’interesse di chi condivide gli stessi scopi. E’ lo stesso principio alla base della famiglia: salvaguardare il partner e la prole ha un valore uguale o superiore a salvaguardare sé stessi. Come diretta conseguenza, salvaguardare chi può garantire cibo e acqua alla propria famiglia ha ancora lo stesso valore. E via dicendo, fino a formare una piramide in cui è necessario il sostegno di tutti, o quasi. Insomma la società prende vita da una semplice comunione di interessi, in cui ognuno fa la sua parte per garantire gli altri, ma solo allo scopo di ottenere poi un vantaggio proprio.

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arricchito2Ovvero: fidati del ricco diventato povero e non del povero diventato ricco

Non è uno dei proverbi più noti, ma non per questo è meno vero. Spesso il ricco diventato povero dimostra generosità, forse mantenuta dai bei tempi, a volte magari un po’ azzardata, ma comunque sempre molto apprezzata. Viceversa chi è stato povero, una volta cambiato stato di censo difficilmente si lascia andare ad atti di altruismo. Certo magari è così indurito dalle privazioni a cui è stato costretto per tanto tempo, ma di fatto mostra spesso una tirchieria ostinata.

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arrabbiatoOvvero: amico di tutti e di nessuno è la stessa cosa

Sembra di sentire una chiosa relativa alle vicende politiche dei nostri giorni. Chi ci governa fa nuovi accordi ogni settimana, talvolta meno, con uno o con l’altro o con l’altro ancora. Due parti (o almeno due esponenti di due parti) che sembravano opposte (o almeno non proprio in sintonia), si ritrovano sulla stessa lunghezza d’onda e preparano insieme un’alleanza come se si trattasse di un patto di eterna fedeltà e fratellanza, come se finalmente avessero trovato nell’altro il partner ideale per portare avanti un disegno di ricostruzione della Nazione, come se dopo tanto tempo speso a far capire al mondo la loro visione avessero finalmente trovato solo ora e solo con questo partner un terreno comune per renderla concreta.

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mezzo_libroOvvero: poco a niente gli è parente, o poco e niente sono parenti.

E’ questa la risposta che con assoluta semplicità e schiettezza si può dare al detto “meglio poco che niente”. O anche al modo di dire, questo sempre in dialetto romanesco, “mejo de gniente”. A quest’ultimo motto è stata persino dedicata una strada di Roma nel quartiere Colle degli Abeti, per sottolineare sarcasticamente l’impossibilità di abitare in case prive di qualsiasi servizio ed infrastruttura (non sono stati portati infatti nel quartiere né luce, né acqua, né fognature, né gas).

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piantiOvvero: cento anni di pianti non pagano un soldo di debiti

Siete indebitati fino al collo? Avete un passivo colossale? Non sapete più a chi chiedere un prestito? Inutile piangere o lamentarsi: siete nei guai e dovete trovare una soluzione… senza lacrime!

E’ così da sempre e, per quanto banale, esplicitarlo in una semplice frase aiuta a circostanziare il problema. Quando ci si sente alle strette per questioni di denaro si tende a perdere la fiducia. Di più: a disperarsi. Si pensa di non avere più via di scampo, non si trova una soluzione percorribile, non si sa in che direzione guardare per trovare un aiuto. La reazione è quella tipica del bambino in preda al panico quando non vede il genitore e crede di essere stato abbandonato in un mondo pericoloso e sconosciuto: il pianto dirotto. Inutile, sì, ma istintivo. Una richiesta di aiuto naturale.

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riposo1Ovvero: Pancia piena ha bisogno di riposo

Un proverbio da tenere presente in vista della vicinanza delle festività natalizie!
In un periodo così buio dell’anno, in cui le ore di sole si riducono di giorno in giorno e il freddo aumenta, portando pioggia, umidità e, talvolta, neve, si ha necessità di “consolarsi” un po’ con qualcosa di buono e anche, naturalmente, di nutrirsi con cibo sostanzioso ed energetico per affrontare meglio le dure giornate di lavoro.

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perdono1Ovvero: perdonare è da uomo, dimenticare è da animale!

Due bellissimi concetti in un solo proverbio: il perdono e la memoria.

Due principi costituenti della persona come essere umano a tutto tondo. Due assiomi che spesso vengono confusi. Si tende a credere che chi dimentica conseguentemente perdona, o che comunque per perdonare si deve dimenticare un torto, un’ingiustizia subìta, una situazione spiacevole.

La memoria e il perdono sono entrambi principi difficili da seguire e mettere in pratica, mentre dimenticare è sempre più facile. Proprio questa semplicità fa sorgere il dubbio che la via dell’oblio sia quella errata, come sempre succede quando è la strada facile da percorrere.

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familyOvvero: i parenti del Papa diventano presto cardinali.

È una denuncia quella che si legge in queste poche parole, invece di un vero e proprio proverbio. Come gran parte dei detti usati nella capitale, anche questo risale circa al XVI secolo, quando a Roma il Papa aveva un potere temporale assoluto ed apparteneva sempre a famiglie nobili, come quella dei Farnese ad esempio. Una denuncia che risale a circa cinque secoli fa ed è pienamente attuale.

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popoloOvvero: quando il popolo fa la storia, anche il principe perde la boria (Doria è una delle tante famiglie principesche di Roma).

In questo proverbio, ancora una volta in rima, si sente tutto l’orgoglio del popolo, non solo romano, della forza che ha … o che potrebbe avere se solo...
Si sente spesso dire che la storia è fatta da tutti, soprattutto dalle persone comuni, semplici, poco note e, almeno apparentemente, poco importanti. E’ sempre difficile dire come vanno davvero le cose utilizzando frasi brevi e lapidarie. Anche questa visione, pur affascinante, risulta opinabile, se non altro parziale, forse un po’ romantica e sicuramente dettata da una certa speranza.
Ciononostante, questo detto si riferisce in particolare non tanto al quotidiano, ma piuttosto a quei momenti in cui un popolo, stritolato dalla fame e dalle ingiustizie, portato allo stremo delle forze e abbandonato dai suoi governanti, finalmente si ribella. Arrivato a tal punto, e purtroppo non prima, pretende alcuni diritti fondamentali con la forza della disperazione. In quei frangenti la voce che si fa sentire è quasi esclusivamente quella della violenza cieca e vendicativa. E anche il più tranquillo, sicuro e protetto dei governanti viene assalito dal terrore dell’irrazionalità aggressiva caratteristica della massa inferocita.
E a buona ragione.
Sa bene, infatti, di non poter più controllare quei ribelli, considerati pecore fino ad un attimo prima, e perde la boria, quella sua aria di sicurezza e sfoggio di potere di cui si era permeato così a lungo, mostrando un’unica maschera al suo popolo.

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estateOvvero: Preghiamo Dio che l’estate sia in estate e l’inverno sia in inverno

Abbiamo scelto un proverbio stagionale in una stagione non esattamente proverbiale! In effetti quest’anno il clima ha tradito le aspettative di tutti noi più volte, facendoci trovare fin troppo spesso il brutto tempo in estate e il caldo in inverno. Sconvolgimenti climatici preannunciati, che dipendono, sembra, da vari e numerosi fattori tra i quali quello umano è e resta tra i più preoccupanti, portano problemi e disagi di cui ci si accorge soprattutto nel weekend o in generale per la stagione turistica, ma che in realtà portano conseguenze assai più gravi ed a lunga scadenza.

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dio_denaroQuesto proverbio davvero simpatico, ma anche sarcastico e con una dolente nota di tristezza, gioca con le parole. Trino, ovviamente, si riferisce alla trinità del Dio cristiano costituita da Padre, Figlio e Spirito Santo, quattrino invece si riferisce al modo di indicare il soldo nel dialetto romano (di solito al plurale, i quattrini sono i soldi). Come dire che il dio che conta di più nella vita terrena è il denaro: un’affermazione difficile da smentire. Era difficile essere in disaccordo in passato, figuriamoci di questi tempi!

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cupolone_spOvvero: dal tetto in giù si vede, dal tetto in su (è invece necessaria) la fede.

Non solo religione, in questo proverbio. Si intravvede anche una lieve, ma chiara, forma di ironica protesta. Non ci è dato sapere e vedere tutto, nella nostra breve esistenza, e non solo per ciò che concerne l’ultraterreno. Anzi talvolta ciò che viene negato alla nostra possibilità di conoscenza è sin troppo umano.

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popeOvvero: Morto un papa se ne fa un altro.

C’è tutto il sarcasmo del popolo romano nel proverbio più famoso della capitale. Pur augurando lunga vita al nostro pontefice, la citazione è d’obbligo quando si ritiene che qualcuno sia sostituibile, più o meno facilmente. L’ironia è agevole in questo caso, soprattutto nei confronti di chi si ritiene di tale importanza da non poter essere soppiantato da qualcun altro, e magari lo fa imprudentemente pesare al suo interlocutore (“e chi te credi d’esse, er papa!” si dice in questi casi a Roma, appunto). E’ assai rischioso di fronte a un popolo così disincantato! E la risposta al malcapitato, che magari ha detto qualcosa tipo “Voglio vedere cosa farete senza di me!”, è appunto questa, diretta, prosastica e, soprattutto, mortale! Sì, perché come al solito non si va troppo per il sottile nelle citazioni popolari, soprattutto da queste parti, e si dà una sentenza … definitiva, mettendo in campo la morte, come niente fosse.

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pan_bagnatoOvvero: Se non è zuppa è pane bagnato. Non serve davvero una “traduzione” in questo caso, basta sostituire “se non” a “si nun” e il resto è facile.

In realtà “Se non è zuppa è pan bagnato” non è un modo di dire strambo per indicare due cose che, pur non essendo identiche, sono abbastanza simili da poter essere confuse. Al contrario è una precisazione linguistica molto puntuale della medesima cosa. Infatti zuppa deriva dal gotico “suppa” (da cui la voce tedesca suppe, quella francese soupe e quella inglese soup) che significa esattamente “fetta di pane bagnata”. Ecco che quindi il detto assume un senso ben preciso ed indica due modi diversi di chiamare la stessa (povera) pietanza. Con il tempo poi il significato gastronomico di “suppa” è cambiato, in quanto la zuppa è diventata qualcosa di più ricco ed elaborato, fatta con brodo, verdure, odori … ma non è una ricetta! Non si cita questo proverbio per parlare di cucina.

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altalenaOvvero: La mano che regala è al di sopra di quella che riceve

Un proverbio gratificante. Dettato forse dalla scarsità di gratitudine generale. E’ comunque un modo di dire che fa sentire l’orgoglio di essere generosi. Dà quel senso di piacere che, in quanto umani, abbiamo bisogno di provare quando ci decidiamo ad offrire la nostra solidarietà.

La frase descrive, come spesso accade nei proverbi, una situazione fisica per esemplificarne una morale. Il gesto del dono è un gesto positivo, costruttivo, amorevole che innalza la persona che lo fa, sentimentalmente ed intellettualmente, moralmente e esteriormente. Perché per farlo è necessario pensare all’altro, alla persona cui si fa il regalo. E’ perciò un atto di interpretazione, di empatia e, quindi, di alienazione da sé. Per questo rappresenta ed esprime quanto di più elevato e nobile c’è nella natura umana, la capacità di mettersi nei panni dell’altro e dare ciò che si vorrebbe ricevere se si fosse in quei panni.

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amore_tornaOvvero: il sole scende dove c’è pendenza, l’amore torna dove c’è speranza

E’ uno dei rarissimi proverbi romani sull’amore. L’argomento, giudicato troppo melenso e “sdolcinato” per il popolo più cinico d’Italia nell’uso della parola, è spesso trascurato nei detti popolari di questa città, almeno nelle sue accezioni positive. Ce lo siamo però andati a cercare con cura, in occasione del mese degli innamorati e di San Valentino, per aggiungere un tocco di romanticismo anche alle tradizioni popolari romane.

L’adagio risulta decisamente morbido e dolce anche all’orecchio … certo considerate le possibilità che dà il nostro dialetto alla dolcezza dei suoni!

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dadiOvvero chi vince e gioca di nuovo (e ci rifà), è pronto per pagare.

Non richiede grandi spiegazioni questo proverbio, tanto antico quanto il vizio del gioco. Ci è sembrato particolarmente adatto a questo periodo tra fine d’anno vecchio e inizio d’anno nuovo, in cui si gioca con gli amici o si attende l’estrazione dei biglietti della Lotteria Italia, la più famosa tra le lotterie nella nostra Nazione, anche se non la più antica. Tra lotto, superenalotto, scommesse lecite (e purtroppo illecite), lotterie, e, ormai, anche il bingo importato dagli Stati Uniti, l’Italia è una delle Nazioni in cui si gioca di più al mondo, per tentare la fortuna e diventare ricchi “facilmente”.  Si tratta di giochi spesso innocenti e con azzardo ridotto al minimo che ci fanno sperare e sognare una vita di agi, riposo, viaggi e serenità (economica naturalmente).

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aiuto_carcasi_2Ovvero: chi cerca aiuto, al più trova consiglio.

Come riconoscerete già a prima lettura, le parole con la j non sono d’oltralpe (tranne per qualche maligno che considera i dialetti come lingue straniere), ma semplicemente scritte in modo da rendere leggibile la tipica fonetica romana della i allungata, nei dittonghi e negli iati o al posto del gruppo di consonanti “gl”. La stessa che trasforma aglio in ajo, olio in ojo, voglio in vojo, e via dicendo (come nell’adagio: vojo ajo e ojo pe’ fa’ ‘n’intrujo). E’ insomma una lettera aggiunta al nostro alfabeto (locale) apposta per i pigri. Quanta fatica in meno si fa a pronunciarle! E quanto tempo risparmiato!

Ma torniamo al significato. Questo proverbio popolare è indice di un certo pessimismo!
Si va speranzosi da persone fidate e dall’aria gentile e ci si rivolge loro per trovare nel loro intervento un aiuto concreto. Quello che si riceve è invece un bel consiglio, non richiesto peraltro. Oppure, al limite, un po’ di conforto, gradito certo, ma decisamente poco utile ai fini di una necessità impellente. E si pensa: lo sapevo che finiva così!

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Il portale EZ Rome e' una testata giornalistica di carattere generalista registrata al tribunale di Roma - Numero 389/2008
Direttore responsabile: Raffaella Roani - ISSN: 2036-783X
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