n°   407
Giovedì, 27 Aprile 2017

Destini di sangue artRoma viene scossa da tre omicidi: prima a via Flaminia, poi a piazza Fermi, e infine vicino alla stazione Termini. Tutte le vittime sono uomini, ultrasettantenni, e i loro corpi sono stati orribilmente deturpati. Non ci sono altri elementi di similitudine, e forse neanche la mano dell’assassino è stata la stessa, ma il suo modus operandi fa pensare a un serial killer. L’ispettore Marcello Sangermano, in forza all’Uocs (Unità operativa per i crimini seriali), non ha in mano molto di più sul caso, che intanto sta gettando nel panico la città. Per la TV e i giornali di mezzo mondo, Roma sta diventando la capitale del crimine.


E’ proprio in questo momento carico di tensione, che lo scrittore romano Marco Di Tillo ambienta il suo giallo Destini di sangue, edito da Arkadia.
Pantaloni di velluto e maglioncino grigio, Sangermano cammina da solo cercando di fare ordine tra i suoi pensieri. Non ha niente in comune con certi suoi colleghi più giovani tutti muscoli e azione, e pipa a parte, a suo modo fa pensare più all’indimenticabile Maigret. Il suo è un percorso, oltre che per le vie di Roma, psicologico, e lo porterà a incrociare quello criminale. La strada del ragionamento, quella sua, e la strada della vendetta, a lui così estranea, lo condurranno a una traccia giusta e imprevedibile.
La produzione artistica di Marco Di Tillo è enorme. Oltre a programmi radiofonici e televisivi per la Rai, ha scritto libri per ragazzi e fiabe illustrate per bambini edite da Mursia e Einaudi, mentre come regista cinematografico ha girato Operazione Pappagallo e Un anno in campagna. Negli Stati Uniti, con lo scrittore Augustine Campana, quest’anno ha pubblicato il thriller The other Eisenhower, e sempre oltreoceano, collabora con la rivista on-line La voce di New York, destinata agli italo-americani, dove cura una rubrica su Roma.
Destini di sangue è arrivato in breve alla seconda ristampa, e ha appassionato talmente i lettori, che tra qualche mese uscirà, attesissima, una nuova indagine dell’ispettore Sangermano che lo vedrà protagonista di una serie a lui dedicata.

DiTillo Marco artPersonaggio fuori dagli schemi tradizionali Marcello Sangermano: pancetta e pantaloni di velluto non gli danno certo l’aplomb dell’investigatore tradizionale. Anche la sua vita privata non è quella che ci si aspetterebbe da un ispettore di polizia impegnato a risolvere un complicato caso di omicidi seriali..
MDT: Il genere di investigatore che ho sempre amato di più come lettore è proprio quello, come dice lei, pancetta e pantaloni di velluto. Sono così gli attuali commissari del noir scandinavo che adoro come ad esempio il Wallander di Henning Mankell o il Van Veeteren di Hakan Nesser. Era così anche il capostipite, quello più famoso dei miei eroi, ovvero il celebre Maigret di Simenòn. E’ evidente quindi che mi piace la riflessione molto più dell’azione, le passeggiate per pensare più che le sparatorie, in quel cerebrale tentativo dell’investigatore di riuscire ad entrare, con il ragionamento, nella mente diabolica e perversa del criminale. Quello che cerco, insomma, è un inseguimento di menti. In più il mio ispettore Sangermano è anche un laico consacrato. Vive in una parrocchia della Balduina, a Roma nord, si dedica nel tempo libero ad incontrare la gente che ha bisogno nel centro d’ascolto familiare e aiuta i ragazzi ex-tossicodipendenti al reinserimento nella vita sociale. Il suo migliore amico è il parroco, don Pietro. Ho scelto con cura le loro caratteristiche poiché credo che quelle dei poliziotti e dei sacerdoti siano due tra le categorie più bistrattate e colpite, soprattutto da un certo tipo di stampa, che non vede l’ora di cogliere in flagrante un prete pedofilo o un poliziotto disonesto, tralasciando furbescamente di citare coloro che invece dedicano la propria vita e le proprie opere al prossimo e alla giustizia.

L’ispettore Sangermano è diventato poliziotto “per vocazione”, e questo rende il suo ruolo ancora più complicato. Per lui essere un uomo di giustizia non significa solo combattere la criminalità, ma anche essere un uomo giusto. Come fa?
MDT: Marcello Sangermano è diventato poliziotto per reazione ad un tragico evento della sua vita giovanile: la sua amatissima fidanzata era morta, infatti, a soli 19 anni, dopo aver provato per una sola volta l’eroina. Da allora è scattata la sua personale vocazione, ha deciso di dedicare la propria vita a combattere i “cattivi” e cioè quelli che, per profitto personale o anche solo per follia, spacciano, stuprano, rubano, uccidono. Contemporaneamente però ha riscoperto anche la Fede in Dio e questo a volte fa a pugni con quello che deve fare. I suoi collaboratori, infatti, sono molto preoccupati e si chiedono se lui riuscirebbe a scavalcare gli insegnamenti di Cristo che dicono di non uccidere per salvarli, per sparare, in caso di estrema necessità. In tutto questo si collocano la sua personalissima ricerca di giustizia sia civile che spirituale, due mondi che a volte sembrano essere così lontani ma che invece, per lui, devono sempre riuscire a marciare insieme.

Nel suo romanzo, gli omicidi che sconvolgono Roma sono la vendetta per un torto subito, il male del passato che genera altro male nel presente…
MDT: In una città come Roma è facile imbattersi nel male. Lo si respira un po’ dappertutto e non soltanto nelle squallide periferie, nei cosiddetti quartieri satellite. Dopo le scorribande della famosa banda della Magliana negli anni settanta e ottanta, oggi ci sono la Camorra e l’ ‘Ndrangheta che hanno stretto precisi patti d’azione, dividendosi scientificamente la città. E mentre i primi si sono impossessati della gestione di quasi tutti i supermercati e i discount, le cosche calabre stanno comprando praticamente tutto il centro storico: hotel, ristoranti, bar, gelaterie, negozi e appartamenti. In città imperversano droga, prostituzione, sale giochi clandestine, scippi, furti. Nel mio romanzo torna a galla improvvisamente il passato torbido di qualcuno dei protagonisti, nello specifico nel mondo della prostituzione. Qualcuno oggi vuole vendicarsi del torto subito e mi pare una cosa estremamente realistica, dati i tempi già vissuti e quelli che stiamo purtroppo vivendo.

Destini di sangue, oltre che un giallo intrigante, è una riflessione su come l’azione di un uomo, in una frazione di secondo, possa cambiare per sempre la propria vita e quella degli altri. Pensa che i nostri destini sono come fili intrecciati di un tessuto, dove se qualcuno tira anche solo un piccolo lembo può distruggere tutto?
MDT: Per rispondere a questa domanda torno per un momento a parlare di Roma. In questa città così grande e frequentata da milioni di persone che continuano ad arrivare da ogni parte del mondo, noi camminiamo ogni giorno vicino ad altre persone spesso molto diverse sia per cultura sia per predisposizione d’animo. Intorno a noi, a volte anche a pochissimi metri di distanza, possono esserci in ogni istante criminali efferati, spacciatori di ogni tipo di droga, assassini, prostitute, pedofili, transessuali, ladri comuni e, perché no, anche serial killer, che sono poi quelli che cerca la squadra Uocs dove lavora il nostro Marcello Sangermano. Sono lì nella macchina accanto in coda al semaforo oppure seduti vicino a noi al cinema, sull’autobus, sulla metropolitana. Bevono il caffè nel nostro stesso bar, guardano i negozi di via del Corso, frequentano il nostro barbiere, il nostro ferramenta, il nostro supermercato. Le nostre vite viaggiano parallele alle loro e a volte potrebbe bastare molto poco per farle incontrare, uno scherzo del destino, un incidente, un colpo di sfortuna. Tutto questo naturalmente mi terrorizza, non solo pensando a me stesso ma soprattutto preoccupandomi per i miei figli, per le persone che amo. E poi, naturalmente, anche per dire che il nostro destino si intreccia sempre e comunque con quello degli altri, nel bene e nel male. E’ assolutamente inevitabile.

Destini di sangue
di Marco DI Tillo
Arkadia Editore

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