Ovvero chi cerca aiuto, al più trova consiglio.
Come vedete le parole con la j non sono d’oltralpe (tranne per qualche maligno che considera i dialetti come lingue straniere), ma semplicemente scritte in modo da rendere leggibile la tipica fonetica romana della i allungata, nei dittonghi e al posto di “gl”. La stessa che trasforma aglio in ajo, olio in ojo, voglio in vojo, e via dicendo (come nell’ adagio: vojo ajo e ojo pe’ fa’ ‘n’intrujo). E’ una lettera aggiunta al nostro alfabeto (locale) apposta per i pigri. Quanta fatica in meno si fa a pronunciarle! E quanto tempo risparmiato!
Ma torniamo al significato. Questo proverbio popolare è indice di un certo pessimismo!
Si va speranzosi da persone fidate e dall’aria gentile e ci si rivolge loro per trovare nel loro intervento un aiuto concreto. Quello che si riceve è invece un bel consiglio, non richiesto peraltro. Oppure, al limite, un po’ di conforto, gradito certo, ma decisamente poco utile ai fini di una necessità impellente. E si pensa: lo sapevo che finiva così!