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Inviato da Fabrizio Bernini
02 Settembre, 2010
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La presenza dei polacchi nella capitale non è affatto recente. Sono infatti numerosi i luoghi e le strade che ne testimoniano l’esistenza già dai secoli scorsi. Viale Maresciallo Piłsudski, Via dei Polacchi e Villa Poniatowski rappresentano solo alcuni esempi. Soprattutto tra Medioevo e ‘800, Roma ha ospitato temporaneamente o stabilmente molti membri dell’aristocrazia polacca, tra cui religiosi, artisti e studiosi. Il primo insediamento stabile a Roma ed in tutta l’Italia avvenne dopo la fine della II Guerra Mondiale, quando molti polacchi preferirono non tornare in patria. Seguirono varie ondate di immigrazione tra gli anni ’50 e ’90, prima di natura politica ed ideologica, poi prettamente economica, che andarono a consolidare una comunità già piuttosto folta. Dal 2004, anno in cui la Polonia entrò a far parte dell’Unione Europea, sono soprattutto i giovani polacchi ad arrivare a Roma, questa volta per realizzare sogni ed aspirazioni professionali.
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Inviato da Fabrizio Bernini
05 Agosto, 2010
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Gli antichi romani erano ghiotti di spezie indiane ed amavano i tessuti esotici provenienti da quell’enorme triangolo geografico oggi chiamato subcontinente indiano. Plinio menzionava gli elevati costi di importazione, citando le dannose conseguenze sul bilancio economico dell’impero. Arrivando ai giorni nostri, è ormai evidente che il popolo indiano è andato diffondendo in tutto il mondo le sue grandi potenzialità, culturali, scientifiche e umane. Nella capitale la presenza indiana è relativamente giovane, ma ha saputo ricavare una nicchia variegata e dinamica che ha ormai costellato la città di singolari odori, colori e costumi. Ciascuna delle numerosissime regioni indiane porta con sé caratteristiche tipiche, che si manifestano negli svariati aspetti culturali, dall’artigianato alla cucina, dalla musica alla religione, dalle pratiche terapeutiche ai musei.
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Inviato da Fabrizio Bernini
29 Luglio, 2010
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Varcando la porta d’ingresso della Casa Internazionale delle Donne si percepisce immediatamente un clima diffuso di solidarietà e umanità, ma anche di variegata cultura. Le pareti delle stanze e dei corridoi sono costellate di manifesti e volantini, a segnalare eventi legati alla multiculturalità ed alla comunanza, e poi seminari, corsi e servizi sociali, il tutto rigorosamente rivolto al mondo femminile. Il Palazzo del Buon Pastore è un luogo storico di via della Lungara, una delle vie che arrivano nel cuore del centro storico della capitale. A pochi passi dalla storica cereria Di Giorgio, il monumentale complesso è stato trasformato in una miscellanea di locali, che accompagnano il visitatore lungo un interessante percorso, che culmina nella bottega dedicata ai prodotti artigianali femminili e quelli equo-solidali.
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Inviato da Fabrizio Bernini
01 Luglio, 2010
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Quando il 9 febbraio 2009 il quattordicesimo Dalai Lama fece visita alla capitale durante una breve visita in Italia, il Tibet era nel pieno di una nuova fase delicata con il governo cinese, relativamente alla ben nota atavica diatriba. In quella occasione, attraverso il suo primo cittadino Gianni Alemanno, Roma espresse tutta la sua solidarietà alla massima autorità politica e spirituale tibetana (www.dalailama.com), conferendogli in Campidoglio la cittadinanza onoraria. Già da diversi anni la multicolore bandiera del Tibet è divenuta un simbolo internazionale che travalica gli annosi diverbi politici esistenti tra i due governi asiatici. Le dodici strisce, sei blu e sei rosse, convergenti verso il sol levante che spunta da una cima innevata (il Tibet), sono infatti rappresentazione di libertà, prosperità, felicità materiale e spirituale.
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