N° 90
2 settembre 2010
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L'importante è che tu sia infelice Hot

 
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venditti_1Pochi cantautori hanno legato la propria produzione artistica a una città, come Antonello Venditti ha fatto con Roma.
Nella capitale è nato, cresciuto e ha trovato ispirazione per canzoni indimenticabili, che potrebbero essere la colonna sonora della città e dei suoi scorci, le parole per dire quanto la si ami, e a volte, quanto possa anche far arrabbiare.
Venditti è figlio di Roma come lo è di mamma Wanda e papà Vincenzino Italo, con i quali i rapporti non sono sempre stati facili, ed è allontanandosi da loro che ha scoperto la propria strada, come uomo e come artista.
Ora che i suoi genitori non ci sono più, racconta la sua storia nel libro “L’importante è che tu sia infelice”, edito da Mondadori.
Una profezia contro cui ha lottato tutta la sua vita.



logo_mondadoriVenditti compone la sua prima canzone, Sora Rosa, a quattordici anni. E’ domenica mattina, e come sempre dovrebbe andare a messa con la nonna Margherita, nella chiesa di San Giuseppe in via Nomentana.
Una febbre improvvisa lo costringe però a casa, dove, nella sua stanza, compone di getto il brano al pianoforte.
La canzone, che anticipa l’intera vena espressiva che negli anni Venditti andrà maturando, è dedicata alla nonna, ma cantare la famiglia è per Antonello anche un primo passo per allontanarsene, un atto di ribellione.
Creare invece di assistere alla messa, una rottura con la tradizione e insieme una rivendicazione della propria indipendenza, d’altra parte, scrive il cantautore, “quando uno scrive Sora Rosa a quattordici anni, c’è qualcosa che non va. Quel brano ha una profondità e un linguaggio da adulto e contiene tutta la mia poetica: è l’espressione della solitudine e dell’esclusione che vivevo.”


Antonello è un ragazzino che non ha mai messo piede al di fuori del quartiere Trieste, dove abita.
Un giorno, alla parata del 2 giugno, vede i Fori Imperiali per la prima volta e rimane folgorato da tanta bellezza. L’emozione di quella vista sarà tradotta in Roma capoccia, vero e proprio inno alla città.
La famiglia sembra però stringersi intorno a lui fino quasi a soffocarlo, e gli unici momenti di libertà sono le vacanze a Olevano Romano, dove ad aspettarlo ci sono tanti amici, le corse in macchina, e le prime ragazze.
Lì nasce l’amore per Claudia, cui il cantante dedicherà l’indimenticabile Notte prima degli esami, e che gli ispirerà, in una corsa in macchina per raggiungerla, Alta Marea: “Autostrada deserta al confine del mare/ Sento il cuore più forte di questo motore/ Sigarette mai spente sulla radio che parla/ Io che guido seguendo le luci dell’alba”.
“Si chiama gioventù”, scrive il cantautore, “quella cosa che quando la vivi è un inferno e quando la ricordi è un paradiso”.


Venditti è ormai un cantautore affermato, e lavora con altri artisti del calibro di De Gregori, Lo Cascio e Bassignano, i “quattro ragazzi con la chitarra e il pianoforte sulla spalla” di Notte prima degli esami.
Riempie gli stadi, ma “Wanda sugli spalti non c’era quasi mai, e appena poteva, si lamentava del figlio che aveva”.
E’ un rapporto complesso e aspro, quello con la madre, una donna che confonde amore e controllo, che boicotta in ogni modo la forte spinta verso la libertà del figlio, fino ad arrivare a dirgli, quando lui le mostra orgoglioso la sua nuova casa a Trastevere: “ Antonello caro, l’importante è che tu sia infelice.”
Le cose vanno invece diversamente con il padre, che la madre non riesce a controllare, e che è l’unico a credere in “quel comunista di suo figlio”, nonostante le differenze esistenti tra i due, uno viceprefetto di Roma, l’altro attivista sessantottino.
Le sue frasi sono state per Venditti, fonte di coraggio e ispirazione: “Antonello, fa’ quello che vuoi. Segui la tua passione, prenditi le tue responsabilità e non piangere mai.”


Le parole con le quali Venditti si racconta, sono come note che scandiscono il ritmo della sua vita. Dopo anni  passati cercando l’armonia tra tante voci, a volte in disaccordo tra loro, riconosce che “io sono quello che sono in opposizione a quello che mia madre avrebbe voluto fossi.”
Forse non è per caso, che, nella casa di Trastevere, dopo l’infelice augurio della madre, Venditti si siede e compone di getto una canzone, mentre guarda i tetti della sua città.
Si intitola Grazie Roma.


L’importante è che tu sia infelice, di Antonello Venditti
Edizioni Mondadori
Pagine 146, Euro 16,00


Si ringrazia la casa editrice Mondadori per le foto

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Recensioni inserite: 3

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Grazie Antonello

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Più che grazie Roma, direi grazie a questo cantautore che più di ogni altro ci ha fatto immergere nella sua città e nella sua vita raccontandone passioni e dispiaceri.
Personalmente, è uno dei miei cantanti preferiti. Sarà perchè i suoi pezzi forti sono usciti proprio negli anni 80 e mi hanno accompagnato per tutta l'infanzia..
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L'Antonello sconosciuto

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Un libro, un'autobiografia scritta da un autore tanto popolare ed amato quanto misterioso (almeno per me) che potrebbe darci l'occasione di scoprire tanti aneddoti legati alla sua vita ed immancabilmente nelle sue canzoni. Ottima idea anche da regalare a Natale.
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L'importante è che tu sia infelice

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Davvero interessante la vita di un artista come Antonello Venditti, quando si spengono le luci della ribalta.
Un libro interessante per conoscerne anche la dimensione privata.
E' un'ottima idea per un regalo di Natale
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